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Captain Tsubasa 2 World Fighters: tutta la storia da conoscere prima di iniziare a giocare #AD
Captain Tsubasa 2: World Fighters è alle porte: ripercorriamo la storia di Tsubasa e compagni per arrivare preparati alla nuova sfida.
Per un'intera generazione italiana sono stati semplicemente noti come Holly e Benji. Due porte collocate apparentemente a quindici chilometri di distanza, campi da calcio dalla curvatura terrestre piuttosto sospetta e partite capaci di occupare una settimana di programmazione televisiva. Però stavamo bene e ci piaceva. Dietro i ricordi dell'anime arrivato in Italia negli anni Ottanta, però, c'è Captain Tsubasa, una saga molo più lunga e articolata di quanto potrebbe ricordare chi l'ha conosciuta soltanto attraverso il piccolo schermo.Con Captain Tsubasa 2: World Fighters pronto a riportarci nell'universo creato da Yoichi Takahashi, è quindi arrivato il momento di rimettere insieme i pezzi. Dove si trova Tsubasa Ozora all'inizio di questa nuova avventura? Perché alcuni dei protagonisti giocano oramai dall'altra parte del mondo? Per scoprirlo dobbiamo tornare indietro, ma senza tediarvi con il World Youth, bensì portarvi sulla linea di centro pochi istanti prima del fischio d'inizio. E per farlo bisogna partire da un gruppo di ragazzi che, prima di diventare compagni di nazionale, aveva trascorso parecchio tempo a prendersi a pallonate.
Tsubasa Ozora, che molti di noi continuano istintivamente a chiamare Oliver Hutton, non ha bisogno di grandi presentazioni. Arrivato a Nankatsu da bambino, ha trasformato rapidamente la propria ossessione per il pallone in qualcosa di molto più grande, trovando sulla sua strada prima Genzo Wakabayashi, il nostro Benji Price, e successivamente una quantità quasi irragionevole di talenti destinati a diventare amici, avversari e infine compagni di nazionale.
Tra questi ci sono Taro misaki, Hikaru Matsuyama, Jun Misugi, il cui talento viene bersagliato dai problemi cardiaci che ne condizioneranno la carriera. E naturalmente c'è Kojiro Hyuga, Mark Lenders, la perfetta nemesi di Tsubasa: potente invece che elegante, rabbioso invece che calmo e pacato, disposto a sfondare la rete pur di segnare. L'opposto di Ozora. I tornei scolastici aiutano questa rivalità a crescere, a emergere, ma ciò che ci interessa davvero comincia quando qualcuno ha l'idea di creare una squadra unica, unendo i migliori talenti della zona sotto un'unica maglia. Nasce così la selezione giapponese destinata al Junior Youth World Challenge, il primo momento in cui l'orizzonte della serie smette di coincidere con quello del calcio nipponico.Fino a quel momento Tsubasa e compagni erano stati i migliori tra i ragazzi della loro età in Giappone. Una qualifica che, una volta messo piede sul palcoscenico internazionale, perde improvvisamente parecchio del suo fascino. È un po' la differenza tra dominare il campetto sotto casa e scoprire che il prossimo avversario in Champions League è il Real Madrid: tecnicamente state ancora giocando allo stesso sport, ma è meglio non trarre conclusioni affrettate.
Il Junior Youth World Challenge è un cambio di prospettiva: scuole calcistiche differenti, giocatori cresciuti in contesti diversi, talenti che diventeranno emblemi delle rispettive nazionali. Juan Diaz incarna la fantasia dell'Argentina, Elle Sid Pierre è il raffinato regista della Francia, Karl Heinz Schneider è l'asso della Germania. Chi ha passato ore, giorni, mesi a fare pull dei giocatori su Dream Team questi nomi se li ricorderà sicuramente, al pari di chi li ha visti scendere in campo nell'anime.
Takahashi costruisce un mondo nel quale ogni nazione sembra possedere una propria interpretazione del calcio e la porta alle estreme conseguenze, come se le filosofie calcistiche diventassero poteri da shonen. La Germania è organizzazione e potenza, l'Argentina è talento e imprevedibilità, la Francia è tecnica ed eleganza. Il Giappone, che non può ancora vantare una tradizione paragonabile a quella degli avversari, risponde invece con qualcosa che diventerà la sua vera forza: una generazione cresciuta comb