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In Egitto è riemerso il più antico strumento per tracciare linee rette
La rivista Nature ha riportato alla luce dai propri archivi la storia della groma rinvenuta in Egitto, presentandola come il più antico esemplare noto di uno strumento impiegato per costruire lungo una linea retta. L'oggetto non proviene da uno scavo recente: la notizia consiste nella ripubblicazione di una testimonianza scientifica del 1926, che documentò l'identificazione di un reperto rimasto a lungo senza una classificazione corretta.
Fu R. W. Sloley a riconoscere lo strumento mentre esaminava materiali eterogenei conservati nei locali della Egypt Exploration Society. La sua lettera spiegava che il reperto era arrivato dal Fayyum nel 1899 e aveva poi trascorso circa 27 anni tra gli oggetti in eccedenza custoditi nel seminterrato dell'ente. Solo quell'esame permise di collegarlo agli strumenti topografici descritti dalle fonti antiche.
Il reperto del Fayyum è estremamente semplice. Il catalogo museale lo descrive come una croce realizzata con due nervature centrali di foglie di palma, legate ad angolo retto mediante fibre di palma; la stessa legatura forma anche un anello per sospendere il dispositivo. Le parti mancanti sono state ricostruite dal museo, un dettaglio essenziale per distinguere il materiale antico dall'integrazione moderna.
Il funzionamento si basava su quattro fili a piombo, ciascuno terminante con un piccolo peso di calcare. Guardando una coppia di fili opposti, l'agrimensore poteva fissare un allineamento verso un punto distante; l'altra coppia forniva contemporaneamente una direzione perpendicolare. In questo modo la groma non tracciava fisicamente il terreno, ma offriva riferimenti visivi per collocare paletti, muri o margini lungo assi rettilinei.
Un simile apparato era adatto soprattutto a superfici relativamente pianeggianti e a una gamma limitata di angoli. Poteva servire nella disposizione di edifici, strade e appezzamenti, dove linee dritte e incroci a novanta gradi riducevano gli errori accumulati durante il lavoro. La sua struttura elementare mostra come gravità, geometria e osservazione potessero essere combinate senza lenti, scale graduate o componenti metalliche complesse.
Nella lettera del 1926, Sloley ricordava che l'unico altro esemplare allora noto era stato recuperato in frammenti a Pompei nel 1912; citava inoltre la raffigurazione di una groma sulla stele funeraria di un agrimensore romano trovata vicino a Torino. Attribuì il reperto all'età greco-romana e suggerì che potesse essere un modello funerario, ma presentò quest'ultima interpretazione come possibilità, non come conclusione dimostrata.
Il catalogo dello Science Museum Group colloca attualmente l'oggetto tra il II e il I secolo a.C. La rilettura proposta da Nature non equivale quindi a una nuova datazione, a un nuovo scavo o a uno studio archeologico sottoposto ora a revisione paritaria. Offre invece un documento sulla storia dell'archeologia e dei musei: anche un reperto già recuperato può acquisire significato scientifico quando viene riconosciuta la funzione tecnica che la sua forma conserva.
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