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Gemini Enterprise, arriva la tariffa a consumo per chi vuole fare (e pagare) di più
Google Cloud aggiunge un piano pay-as-you-go a Gemini Enterprise, la piattaforma di intelligenza artificiale pensata per il mondo del lavoro. Fino a oggi l'accesso passava quasi solo per l'abbonamento a postazione, calcolato per dipendente e fatturato a prescindere dall'uso effettivo. Lo riporta un'inchiesta uscita il 26 agosto.
I clienti impostano un tetto di spesa mensile per ciascun progetto, e una volta esaurito il budget le chiamate API si bloccano in automatico. Nessun impegno minimo richiesto, nessun contratto pluriennale da firmare per iniziare. Il modello ricalca quello che chi lavora con il cloud computing conosce già da anni per il calcolo e lo storage, applicato ora ai token generati dai modelli linguistici.
Il paragone utile è con l'abbonamento a canone fisso di un software gestionale: il canone copre l'accesso, a prescindere da quanto lo si usa davvero. Con Gemini Enterprise, finora, la scommessa sulla produttività dei dipendenti gravava tutta sul cliente. Il piano a consumo sposta parte del rischio verso chi paga solo per ciò che genera, e rende più difficile pianificare la spesa rispetto a un canone fisso.
Chi si impegna su base annuale ottiene già una riduzione del 10%, chi firma per tre anni arriva al 20%: cifre che trovano conferma anche in un'altra copertura della stessa notizia, che le chiama Flexible Savings Plans. Sono percentuali già in vigore, riservate a chi accetta di vincolarsi in anticipo su un tetto di spesa.
Il terzo sconto, promesso fino al 50%, premia chi sposta l'uso nelle fasce orarie meno richieste: Google Cloud lo chiama deferred execution pricing, riservato ai carichi di lavoro degli agenti eseguiti fuori dai picchi. Gli altri due sconti sono già attivi, mentre questo resta per ora solo annunciato, e in questo settore la distanza fra le due fasi si misura spesso in trimestri.
Il meccanismo del deferred execution pricing ricalca una logica già nota nel cloud computing, quella della capacità riservata usata da anni per il calcolo e per lo storage. Applicarla ai modelli linguistici significa piegare il ritmo del cliente a quello del fornitore: chi accetta lo sconto rimanda compiti che magari servirebbero subito, per farli girare quando conviene a Google. Funziona meglio per i carichi di lavoro in batch, come l'elaborazione massiva di documenti, che per le richieste di un dipendente in tempo reale.
Michael Gerstenhaber, vicepresidente di Google Cloud, descrive l'operazione come una "rampa di accesso molto morbida", pensata per far scoprire ai dipendenti come si usa Gemini prima di passare a "impegni più consistenti".
È un'ammissione diretta, e vale la pena leggerla per quello che dice davvero. L'obiettivo punta a costruire un canale verso contratti più grandi, non a ridurre la spesa dei clienti aziendali. Il pay-as-you-go è la porta d'ingresso di un imbuto che finisce altrove, con i contratti pieni in fondo al percorso.
Chi progetta un imbuto lo fa perché il flusso naturale non basta da solo.
Un tetto di spesa da poche centinaia di euro al mese lo può aprire un responsabile di reparto senza passare dal comitato acquisti che approva un contratto pluriennale. Saltare quel passaggio accelera l'adozione, e sposta la decisione di spesa a un livello che spesso non ha visibilità sul budget IT complessivo.