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Cloudflare sfida i bot pirata con l’AI: arriva Adaptive Intelligence
Ogni giorno, Cloudflare filtra oltre mille miliardi di richieste in tutto il mondo, e buona parte di esse nasconde bot determinati a passare tra le maglie della rete. Ecco perché l’azienda ha presentato ufficialmente, Adaptive Intelligence, un motore di rilevamento dei bot alimentato dall’intelligenza artificiale e integrato nel suo servizio Bot Management.
A differenza dei sistemi di sicurezza classici, congelati tra un aggiornamento e l’altro, questa tecnologia si riaddestra continuamente sul traffico reale per seguire l’evoluzione degli attacchi informatici automatizzati. Un cambio di strategia che Cloudflare assume pienamente, anche a costo di ammettere che nessun muro potrà mai fermare un attaccante sufficientemente determinato.
La guerra è parsa a lungo persa in partenza per i team di sicurezza, persino per quelli di Cloudflare, piuttosto rinomati per la loro competenza in materia. Un hacker può moltiplicare i tentativi a basso costo, cambiare indirizzo IP, fabbricarsi una nuova identità digitale e ricominciare tutte le volte che serve, senza mai davvero affannarsi. Chi deve difendersi, invece, è costretto a verificare ogni modifica con cura per non bloccare mai un vero cliente per errore. Di conseguenza, gli strumenti tradizionali vengono distribuiti con aggiornamenti distanziati, talvolta di diverse settimane, mentre agli aggressori bastano poche ore per cambiare metodo.
Alcuni gruppi fanno il diavolo a quattro per confondersi nel traffico normale. Appoggiandosi a vaste reti di proxy residenziali, distribuiscono le proprie richieste su un gran numero di indirizzi diversi, cambiano firma a ogni passaggio e avanzano lentamente, senza mai avere fretta, in un modulo di accesso o in un tunnel di pagamento. Presa singolarmente, ogni richiesta somiglia a quella di un visitatore comune. Ed è proprio questa dispersione paziente e metodica a rendere l’attacco difficile da individuare, perché nessun indirizzo, considerato isolatamente, supera mai la soglia che farebbe scattare l’allarme.
Il problema di fondo, secondo Cloudflare, risiede nella natura stessa delle difese attuali. Sono dette deterministiche, vale a dire che uno stesso dato produce sempre la stessa risposta. Un attaccante paziente finisce quindi per mappare i limiti del sistema a forza di tentativi successivi, un po’ come si cercherebbe la combinazione di una cassaforte per eliminazione. Alcuni gruppi hanno persino messo a punto strumenti per semi-automatizzare questo lavoro di logoramento, pensate un po’! L’azienda americana dice che la questione non è più sapere se un hacker determinato finirà per passare, ma cosa succede una volta che ci è riuscito. La partita sembra segnata in partenza, Cloudflare lo riconosce, ma è al tempo stesso ciò che ha spinto la società a rivedere completamente il proprio approccio.
Il nuovo tassello di Cloudflare, battezzato Adaptive Intelligence, si inserisce dietro il famoso “bot score” dell’azienda, quel punteggio che valuta la probabilità che una richiesta provenga da una macchina piuttosto che da un essere umano, incrociando segnali come l’impronta di connessione JA4 (una sorta di carta d’identità tecnica che ogni dispositivo lascia suo malgrado al momento della connessione), test JavaScript, la reputazione della rete di origine o ancora il comportamento di sessione. La sua particolarità è che il modello di machine learning non si limita più a una versione statica aggiornata di tanto in tanto. Si riaddestra in continuo sul traffico reale, capace di integrare un nuovo strumento di aggiramento nella stessa settimana della sua comparsa, senza attendere una qualsiasi pubblicazione pianificata.
Il secondo pilastro è ancora in preparazione e riguarda le regole di blocco usa e getta. In concreto, invece di installare una protezione fissa, Cloudflare crea una regola mirata per bloccare un attacco preciso, la lascia attiva per un certo periodo, poi la ritira a un intervallo casuale per sostituirla con un’altra. Non c’è bisogno che sia p