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Il telescopio Swift torna al lavoro, ma il tempo sta per scadere
I controllori della NASA hanno riattivato due strumenti scientifici del telescopio spaziale Swift, rimasti spenti per mesi nel tentativo di rallentarne la discesa. L'osservatorio può così riprendere a studiare esplosioni cosmiche e sorgenti ad alta energia. La ripartenza, però, arriva dopo il fallimento della missione che avrebbe dovuto spingerlo verso un'orbita più alta, lasciandogli probabilmente soltanto poche settimane di attività.
Sono tornati operativi il X-Ray Telescope (XRT) e l'Ultraviolet/Optical Telescope (UVOT), utilizzati rispettivamente per osservare raggi X, luce ultravioletta e luce visibile. Il Burst Alert Telescope rimane invece spento per risparmiare energia e consentire un orientamento dei pannelli solari capace di limitare la resistenza atmosferica. Il team spera di riaccenderlo nelle prossime settimane, completando temporaneamente il ritorno alle normali osservazioni.
Il piano di salvataggio era affidato a LINK, un veicolo costruito dall'azienda statunitense Katalyst Space e lanciato tramite un razzo Pegasus XL. La sonda avrebbe dovuto raggiungere Swift, afferrarlo e sollevarne l'orbita. Problemi al controllo d'assetto, due ruote di reazione inutilizzabili e una perdita di funzionalità dei propulsori a gas freddo hanno però costretto NASA e Katalyst ad abbandonare la cattura. LINK dovrebbe limitarsi a eseguire manovre ravvicinate, utili per sperimentare tecnologie di manutenzione robotica in orbita.
Swift non possiede un sistema di propulsione con cui compensare il progressivo decadimento orbitale. L'aumento dell'attività solare riscalda ed espande gli strati superiori dell'atmosfera terrestre, facendo crescere la resistenza incontrata dai satelliti in orbita bassa. Secondo le stime dell'agenzia, il telescopio potrebbe scendere sotto la quota critica di 300 chilometri entro uno o due mesi. Al di sotto di questa soglia, controllarlo diventerà più difficile e la perdita di quota accelererà.
La conseguenza concreta riguarda l'intera rete di osservatori che dipende dagli avvisi di Swift. In oltre vent'anni, il telescopio è diventato uno strumento rapido per individuare lampi gamma e altri eventi transitori, orientarsi verso la sorgente e comunicare le coordinate a strutture spaziali e terrestri. Ogni settimana recuperata può quindi produrre nuove osservazioni e attivare campagne coordinate prima che fenomeni brevissimi scompaiano.
Per chi segue tecnologia, Swift mostra anche quanto la longevità di una piattaforma complessa dipenda dalla possibilità di aggiornarla, alimentarla e intervenire fisicamente sui suoi componenti. È un problema ricorrente nelle infrastrutture destinate a funzionare per decenni: su un piano differente, emerge anche nella nostra analisi della roadmap per la crittografia post-quantum. Senza una strategia di transizione, anche un hardware spaziale ancora produttivo può essere fermato da un singolo limite progettuale.
La riaccensione degli strumenti non equivale dunque al salvataggio della missione. Mancano sia una propulsione autonoma sia un veicolo capace di rialzare l'orbita, mentre il ritorno del terzo strumento resta soltanto un obiettivo operativo. Se non emergeranno altre possibilità d'intervento, Swift dovrebbe rientrare nell'atmosfera entro fine anno e bruciare in gran parte durante la discesa. Le prossime settimane rappresentano una finestra scientifica preziosa, ma inevitabilmente limitata.
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