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Seestar S30 Pro, la recensione: il telescopio smart che fotografa il cielo profondo anche in città
Il mercato dei telescopi smart è ancora una nicchia ristretta, con pochi brand attivi a contendersela. Si tratta di dispositivi che rendono accessibile a tutti l'astrofotografia. Installi l'app, accendi il telescopio, scegli un bersaglio visibile e inizi a scattare. Dietro questa semplicità però si nasconde un mondo incredibile, adatto anche a chi fotografa il cielo da anni. Oggi vi parliamo di Seestar S30 Pro realizzato niente meno che da ZWO, realtà storica nella produzione di sensori e strumenti astronomici.
Il dispositivo punta su un sensore telefoto di grande formato, una serie di filtri motorizzati interni e alcune funzionalità software pensate per ampliare cosa si può fotografare oltre al classico cielo profondo. Lo abbiamo portato con noi in diverse sessioni notturne, e persino durante l'eclissi solare del 12 agosto, per capire come si comporta nella pratica, quanto è semplice da usare e quanto si spinge oltre il semplice "punta e scatta".
Aprire la confezione del Seestar S30 Pro regala subito una buona sensazione: ZWO non si è limitata all'essenziale, ma include una borsa rigida da trasporto imbottita con tracolla che racchiude tutto il necessario. È un dettaglio pratico non scontato, perché permette di portarsi dietro l'intero kit senza il timore di rovinare l'ottica durante gli spostamenti.
Dentro la custodia trova spazio un treppiede da tavolo in alluminio, compatto e solido, pensato per l'utilizzo immediato in modalità Alt-Azimutale (Alt-Az), la configurazione plug and play in cui il telescopio muove l'ottica su due assi semplici: su/giù e destra/sinistra. È la soluzione ideale per chi muove i primi passi, anche se con pose superiori ai 15 secondi la rotazione terrestre inizia a farsi sentire ai bordi dell'inquadratura. Chi vuole spingersi oltre può passare alla modalità Equatoriale (EQ), che annulla questo effetto e permette pose più lunghe: per attivarla però serve un accessorio dedicato, il supporto TH10, venduto separatamente e non incluso in confezione.
In alternativa al TH10 è possibile arrangiarsi con un treppiede fotografico dotato di testa fluida, come un classico Manfrotto. C'è però un dettaglio da conoscere: l'attacco del Seestar S30 Pro è da 3/8 di pollice, diverso dallo standard 1/4 pollice delle piastre rapide più comuni sui treppiedi fotografici. Basta un semplice adattatore da 3/8 a 1/2, reperibile a pochi euro, per risolvere il problema. Gli accessori pensati appositamente da ZWO restano la soluzione più rapida per raggiungere la configurazione EQ, ma con un minimo di adattamento è possibile sfruttare anche l'attrezzatura fotografica che si ha già in casa.
Completa la dotazione il filtro solare magnetico, che si applica sulla lente frontale in un secondo e rende possibile fotografare in sicurezza la fotosfera solare, un accessorio che si è rivelato particolarmente utile durante il test sull'eclissi del 12 agosto.
Sotto la scocca compatta del Seestar S30 Pro si trova un cuore tecnologico piuttosto interessante, anche per chi non mastica termini fotografici.
Il sensore principale è un Sony IMX585, capace di scattare in 4K (3840x2160 pixel), montato dietro una lente apocromatica a 4 elementi con vetro ED, una soluzione ottica pensata per ridurre le aberrazioni cromatiche e restituire stelle più nitide e puntiformi. La lunghezza focale equivalente è di 160 mm: un valore che si traduce in un ingrandimento moderato, sufficiente per avvicinarsi a oggetti come galassie e nebulose senza però spingersi ai livelli di zoom di un telescopio tradizionale da osservazione planetaria. Su questo è bene fare chiarezza: Seestar S30 Pro, così come praticamente tutti i prodotti che possono fregiarsi del titolo di telescopio smart compatto, non vanno bene per fotografare pianeti.
La caratteristica che conta davvero è la dimensione fisica del sensore, di formato 1/1,2 pollici: una superficie ampia che si traduce in un campo visivo di 4,6°, sufficiente per inquadrare in un solo scatto oggetti estesi del cielo prof