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"I consumatori ragionevoli sanno che i giochi digitali non sono davvero di loro proprietà", afferma Sony
Sony ha risposto alla causa intentata da alcuni giocatori in California sostenendo che i consumatori "ragionevoli" sono perfettamente consapevoli del fatto che l'acquisto di un gioco digitale non significa diventarne proprietari. La causa, avviata a giugno, accusa Sony di non rendere sufficientemente chiaro sul PlayStation Store che gli utenti acquistano una licenza per utilizzare i giochi e non una copia di cui diventano proprietari. Secondo i querelanti, espressioni come "Acquista ora" e "Conferma acquisto" potrebbero infatti creare l'impressione di comprare realmente il prodotto.
Nella risposta depositata in tribunale (via VGC), Sony sottolinea che i termini del PlayStation Store specificano chiaramente che "il software viene concesso in licenza, non venduto". L'azienda sostiene inoltre che "non è plausibile sostenere che consumatori ragionevoli credessero di ottenere la 'proprietà' di un gioco digitale". Secondo Sony, la natura stessa dei prodotti digitali dovrebbe rendere evidente la differenza rispetto a un bene fisico: "Se così fosse", sostiene l'azienda, un giocatore non potrebbe acquistare un gioco già acquistato da un'altra persona, visto che sarebbe quest'ultima a esserne proprietaria.
Sony ha inoltre ricordato recentemente agli utenti PlayStation che, accettando i termini di servizio, hanno concordato che "quando acquistate o scaricate un prodotto digitale dal PlayStation Store, acquistate una licenza personale per utilizzare i prodotti digitali per uso privato". La posizione dell'azienda arriva mentre Sony sta affrontando un crescente dibattito sul futuro del formato fisico, dopo aver annunciato che a partire da gennaio 2028 non supporterà più giochi su disco.