// EVERYEYE.IT — GAMING
Tomb Raider Legacy of Atlantis sembra davvero un buon remake
Alla Gamescom 2026 ho visto un nuovo gameplay di Tomb Raider Legacy of Atlantis, dedicato a uno dei puzzle più iconici del gioco.
Tomb Raider Legacy of Atlantis è tornato a mostrarsi alla Gamescom 2026. Vi avevo già raccontato delle prime impressioni su questo nuovo remake della prima avventura di Lara Croft, visto che alla recente Summer Game Fest di giugno Crystal Dynamics e Amazon Games avevano dato alla stampa l'opportunità di giocare una breve sezione utile a capire i principi cardine di questo rifacimento. Questa volta a Colonia, purtroppo, non c'era nessun hands-on, con gli sviluppatori che hanno preferito mostrarci una demo giocata direttamente da loro. Qualcosa di nuovo da dire però c'è.
Se la prova pad alla mano di Tomb Raider Legacy of Atlantis a Los Angeles mi permetteva di rivivere le prime sequenze del gioco, attraverso la memorabile traversata di Lara nelle foreste del Perù alle prese con puzzle e dinosauri famelici, l'evento di anteprima in Germania era invece dedicato a un'altra iconica location dell'avventura: la stanza di Damocle.
A questo punto della storia, infatti, Lara si sposta in Grecia per proseguire la ricerca dello Scion, e si ritrova nel macro-livello St. Francis Folly, all'interno del quale sono presenti quattro prove tematiche ispirate a miti e leggende classiche. Oltre alle varie prove di Nettuno, Atlante ed Efesto, tra queste è presente proprio la sfida di Damocle. Prima di arrivarci, però, il team ha speso qualche minuto per mostrare ai partecipanti un altro po' di esplorazione, parkour e combattimento. Nel caso della sezione greca, parliamo di una tomba che si estende in profondità, e che quindi richiede alla Croft di saltare da una parte all'altra della cripta per addentrarsi verso le stanze più nascoste dell'intera ambientazione. Di base, vista la complessità e la pericolosità dei luoghi in cui l'avventuriera va ad infilarsi, le mappe in Tomb Raider Legacy of Atlantis sembrano spingere moltissimo sul fattore verticalità: era così per la parte in Perù ed è lo stesso per questo segmento in Grecia. Quest'ultimo livello, però, dà l'impressione di restituire un maggiore senso di scala, dato che ci ritroviamo in un tempio tanto antico quanto decadente, ragion per cui le minacce (sia ambientali, sia ferali) si nascondono dietro l'angolo.
Quindi, la strada verso la stanza in cui bisogna recuperare la chiave di Damocle è costellata di anfratti da esplorare, e dietro ogni angolo è possibile recuperare una risorsa da impiegare nel crafting. Questa componente, che non esisteva nell'originale Tomb Raider cui si ispira questo remake, segue più o meno gli stessi principi della più recente trilogia "Survivor", sebbene sembra comunque meno marcata che in passato: d'altronde, per quel che si è visto, in Legacy of Atlantis Lara può limitarsi a creare medicamenti con cui ricaricare la propria salute, e sembra non esserci spazio per altre dinamiche come la fabbricazione di frecce.
D'altronde, la Croft che impersoniamo in questo capitolo è un'avventuriera forgiata e soprattutto esperta in armi da fuoco: gli strumenti di morte a sua disposizione sono le iconiche pistole (con munizioni infinite) e all'occorrenza un fucile. A tal proposito, è un po' un peccato che l'arma secondaria non abbia molte animazioni dedicate: quando selezionata, appare "per magia" dallo zaino di Lara. È un dettaglio molto piccolo, quasi un capriccio per chi scrive, ma ritengo che stride con il più che gradevole impatto visivo e con un certo fattore realismo che il team sta cercando di raggiungere. A detta degli autori, infatti, l'introduzione del crafting in questo remake è servita ad aggiungere un po' di credibilità all'esplorazione di Lara: secondo il team, era un controsenso che nell'originale la protagonista trovasse dei kit medici in tombe abbandonate da secoli, e ha reputato molto più realistico che la Croft riesca a produrre delle medicine utilizzando piante e strumenti presenti in natura.
Il combat system poggia sia sulle abi