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Castlevania: Belmont's Curse convince alla prima prova, anteprima e intervista a Konami ed Evil Empire
Pronunciare il nome Castlevania nel panorama videoludico odierno equivale a evocare un fantasma: una presenza un tempo titanica, venerata, eppure spaventosamente silente da oltre un decennio. Se escludiamo le pregevoli operazioni di retrogaming e la brillante, ma pur sempre collaterale, incursione roguelite nell'espansione di Dead Cells, l'ultima vera iterazione canonica del franchise risale a quel Lords of Shadow 2 del 2014 che ha lasciato più di un sapore agrodolce nei palati degli appassionati. Oggi, in concomitanza con il quarantesimo anniversario della saga, Konami ha finalmente deciso di disseppellire l'Ammazzavampiri, affidando le chiavi del franchise a chi ha già dimostrato di saperne maneggiare le spigolose geometrie: lo studio francese Evil Empire, con la supervisione di Motion Twin.
Annunciato lo scorso febbraio con un mix di palpabile entusiasmo e comprensibile scetticismo, Castlevania: Belmont's Curse segna un ritorno alle origini che sa di scommessa chirurgicamente calcolata. Abbandonate le derive tridimensionali e messa da parte l'impalcatura roguelite tipica dei precedenti lavori di Evil Empire, il titolo ci si presenta come un metroidvania duro e puro, un action-adventure 2D che promette di riprendere le fila della linea temporale classica. Siamo nel 1499, in una Parigi medievale in preda alle fiamme e infestata da aberrazioni demoniache. L'onere della missione, questa volta, non ricade direttamente sulle spalle del veterano Trevor Belmont, richiamato dal vescovo locale a ventitré anni dagli eventi di Dracula's Curse, bensì su quelle di sua figlia Rose. Sarà lei a doversi districare tra i vicoli parigini e gli opprimenti corridoi del castello manifestatosi nel cuore della città, affrontando avversari storici e nuove entità enigmatiche, tra cui spicca una rediviva e letale Giovanna d'Arco.
Sulla carta, le promesse di un impianto ludico più fluido e dinamico, arricchito da un sistema di Arcana che permette di assimilare i poteri dei boss sigillandoli all'interno di tarocchi, tracciano il profilo di un'opera che vuole svecchiare la formula senza però reciderne le radici gotiche. Ma le rassicurazioni snocciolate nei comunicati stampa tendono spesso a evaporare non appena si impugna il controller; il talento dello studio francese sarà sufficiente a reggere l'urto di un'eredità così ingombrante? Con l'uscita fissata per il prossimo 15 ottobre su PC e console, l'occasione di testare con mano la bontà del progetto era troppo ghiotta per lasciarsela sfuggire. Allontanandomi per un attimo dalla folla asfissiante dei padiglioni della Gamescom, mi sono ritagliata il tempo necessario per calarmi nei panni di Rose Belmont, cercando di capire se questo ritorno in scena possa essere il trionfo che in tanti aspettavamo oppure solo un fendente a vuoto.
Il primo elemento a colpire duro è la direzione artistica. Il filmato d'apertura ostenta un tratto netto, quasi ferocemente spigoloso, che ben si sposa con il profilo affilato di un'opera chiamata a raccontare una nuova, aberrante minaccia. Una scelta stilistica che non si limita a fungere da mero specchietto per le allodole, andando piuttosto a riversarsi senza soluzione di continuità all'interno del tessuto ludico vero e proprio. Pad alla mano, Belmont's Curse mantiene una nitidezza invidiabile nelle forme e nei cromatismi quando si passa al gioco in sé, valorizzando l'effettistica visiva mentre ci si destreggia tra la verticalità e i bassifondi di una Parigi messa a ferro e fuoco, nei cui vicoli scorre a fiumi il sangue delle vittime di questa mostruosa follia.
Tuttavia è quando si passa all'azione che la paternità di Evil Empire emerge con prepotenza. Pur avendo accantonato la sovrastruttura roguelite che li ha resi celebri, lo studio francese ha infuso nel sistema di combattimento tutta la sua proverbiale fluidità. Le animazioni, tanto quelle dei grotteschi non-morti affrontati in questa demo quanto quelle di Rose, godono di una reattività e di una nettezza a tratti disa