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Claude Mythos è la prima AI che conclude da sola un attacco informatico fino in fondo
Claude Mythos è stato l'unico LLM, fra gli 18 testati, a completare un attacco informatico end-to-end, mostrandosi capace di entrare in una rete aziendale con credenziali rubate, muoversi al suo interno, scalare i permessi e arrivare a dati sensibili; il tutto senza intervento umano. Il test si chiama Cyber Weapon Index, ed è il primo nel suo genere. Lo ha raccontato chi ne ha seguito la pubblicazione.
Lo ha scoperto Booz Allen Hamilton, che ha testato 18 modelli in condizioni identiche per il suo primo Cyber Weapon Index, e Claude Mythos è stato l'unico a completare l'intera catena da solo, con un punteggio di 80 su 100 contro il 49 del secondo classificato. Ha sfruttato anche una vulnerabilità reale che gli altri otto modelli di punta avevano scartato come innocua, arrivando alla compromissione del dominio anche senza credenziali di partenza.
Il Cyber Weapon Index ha messo alla prova 18 modelli nelle stesse condizioni, nove sviluppati da aziende statunitensi e nove da aziende cinesi. Claude Mythos ha chiuso primo con 80 punti, seguito da Grok-4.5 con 49, GPT-5.6 Sol con 46 e a pari merito Muse Spark 1.1 e Kimi K3 con 38: un distacco di oltre 30 punti dal secondo classificato. Anche il Regno Unito è arrivato a conclusioni simili per conto proprio: nei suoi test, Mythos ha risolto scenari da 32 passaggi fino in fondo in 3 tentativi su 10, e in media ne ha completati 22 su 32.
Con credenziali rubate, Claude Mythos ha ottenuto accesso da amministratore in ogni singolo tentativo; senza credenziali di partenza, è comunque arrivato alla compromissione completa del dominio. È lo stesso modello che Anthropic mette al lavoro dall'altra parte della barricata: dentro Project Glasswing scansiona il codice di centrali elettriche e reti idriche per conto dei difensori, invece che delle reti aziendali per conto di un aggressore.
Contro una vulnerabilità reale, tutti e nove i modelli di punta testati da Booz Allen hanno segnato zero, e uno di loro l'aveva perfino analizzata correttamente per poi liquidarla come innocua. Solo Claude Mythos l'ha sfruttata. Lo stesso modello ha già segnalato oltre 23.000 potenziali vulnerabilità in mille progetti open source: la capacità di trovarle non dipende da chi la usa, cambia solo a chi tocca il risultato.
Un attaccante deve avere ragione una sola volta, chi difende deve avere ragione sempre: è il punto centrale di chi legge questi risultati come uno spartiacque. I numeri lo confermano già oggi: un aggressore che assolda un agente AI per cercare vulnerabilità risparmia ore di lavoro umano specializzato, e un attacco ransomware condotto da un agente autonomo ha già colpito un bersaglio reale, spostando la difesa dal riconoscere un file infetto al riconoscere un comportamento sospetto.
Non tutti i test di sicurezza attribuiti a un modello AI hanno retto: a novembre 2025 gli esperti avevano smontato una campagna di spionaggio che Anthropic stessa aveva definito senza precedenti. Questa volta il test arriva da una società di sicurezza indipendente, Booz Allen, che ora chiede scadenze regolatorie settoriali per dimostrare la resilienza delle infrastrutture critiche.
Chi rilascia questi modelli decide quando renderli disponibili; chi deve proteggere una rete aziendale non ha scelto quella tempistica, e da oggi deve difendersi da un avversario che nessun essere umano ha ancora eguagliato in questo singolo compito.
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