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FRITZ!Box diventa davvero una Box: a Berlino il router cambia forma
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Alla conferenza stampa del 3 settembre il CEO Jan Oetjen ha mostrato la nuova FRITZ!Box DSL/Fiber 7-90. Wi-Fi 7, fibra e DSL restano al centro, ma la vera novità è un involucro completamente ripensato: può stare in libreria, a parete o su un mobile, nasconde i cavi e protegge anche la delicata fibra ottica.
Berlino, 3 settembre. IFA doveva ancora aprire ufficialmente le porte, ma FRITZ! ha giocato in casa e anticipato di qualche ora la fiera con una conferenza stampa nella quale il protagonista, a prima vista, sembra quasi troppo semplice.
Sul palco il CEO Jan Oetjen ha presentato infatti una scatola bianca, squadrata, con poche concessioni al design movimentato delle precedenti generazioni. Dopo quarant’anni di FRITZ!Box, la battuta viene quasi spontanea: questa volta la Box è davvero una box.
Il modello che inaugura la nuova generazione si chiama FRITZ!Box DSL/Fiber 7-90 e introduce contemporaneamente un nuovo involucro, una nuova nomenclatura e una diversa organizzazione interna.
Il risultato interessa perché affronta uno dei problemi più ordinari di un router domestico: trovare il posto giusto dove metterlo senza trasformare una mensola in un groviglio di cavi e senza penalizzare il Wi-Fi nascondendolo dietro un televisore o dentro un mobile. Ecco il resoconto della presentazione e tutti i dettagli sul nuovo corso di Fritz!.
FRITZ! nasce a Berlino nel 1986, sviluppa ancora qui i propri prodotti e li produce in Europa. Nel 2025 l’azienda contava 925 dipendenti e 630 milioni di euro di fatturato. Il quarantesimo anniversario diventa così l’occasione per insistere su un tema che durante la presentazione occupa uno spazio notevole: la provenienza dell’hardware che costituisce la porta d’ingresso di tutte le nostre reti domestiche.
A supporto vengono mostrati i risultati di una ricerca condotta da YouGov nell’aprile 2026 su 16.474 persone in 14 Paesi europei, Italia compresa.
Il 55% degli intervistati considera importante o molto importante che un router sia sviluppato e prodotto in Europa. Le differenze diventano ancora più nette quando viene chiesto quanto ci si fidi dei produttori in base alla loro provenienza: dichiara diffidenza verso quelli russi il 67%, verso quelli cinesi il 52% e verso quelli statunitensi il 38%. Per i produttori europei la percentuale scende all’11%.