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Sony e Microsoft sui prezzi: "Nessun rimborso, avete scelto voi di pagare di più"
L’aumento dei prezzi delle console negli Stati Uniti continua ad avere conseguenze anche a livello legale. Sony e Microsoft sono infatti finite al centro di class action collettive avviate dai consumatori che contestano il modo in cui le due aziende hanno gestito gli aumenti dei prezzi collegati ai dazi americani.
Entrambe le compagnie, però, sostengono che le richieste avanzate nelle cause non abbiano fondamento giuridico. Il nocciolo centrale della disputa riguarda in particolare i rincari applicati alle console nel periodo d’entrata in vigore dei dazi negli States. Le aziende del settore sono riuscite ad ottenere dei risarcimenti ma, come Nintendo, Sony e Microsoft non intendono trasferire tali somme direttamente ai consumatori sotto forma di rimborsi.
Sony ha ad esempio presentato una richiesta di archiviazione relativa a una potenziale class action, sostenendo che l’acquisto volontario di un prodotto al suo prezzo di mercato non possa essere considerato automaticamente un danno riconoscibile dalla legge. Sony afferma che “pagare un equo prezzo di mercato per beni di consumo acquistati volontariamente non costituisce un danno giuridicamente rilevante nei fatti”. La società giapponese contesta anche il presupposto secondo cui i dazi sarebbero direttamente responsabili degli aumenti di prezo di PS5. Secondo Sony, infatti, non sarebbero state fornite prove sufficienti per stabilire un collegamento tra due circostanze, mentre questa interpretazione sarebbe “speculativa e illogica”. sony richiama anche un aumento di prezzo della PS5 avvenuto nel 2026, quando i dazi IEEPA americani erano già stati revocati. Per l’azienda, tale elemento renderebbe difficile sostenere che le tariffe doganali decise dal governo siano state la causa degli aumenti. Secondo Sony, quindi, “se i dazi fossero stati la causa degli aumenti di prezzo, ci si aspetterebbe che SIE abbassasse i prezzi una volta eliminati i dazi, non che li alzasse di nuovo”.
Una tesi simile è stata proposta anche da Microsoft:lo scorso mese la società ha chiesto l’archiviazione di una causa nella quale veniva sostenuto che il colosso di Redmond avrebbe beneficiato due volte dei pagamenti relativi ai dazi e che tale situazione sarebbe ingiusta per gli utenti. Microsoft ha respinto, analogamente a Sony, l’accusa, sostenendo che chi acquista una Xbox al prezzo indicato riceve semplicemente il prodotto per cui ha pagato: “non c’è nulla di ingiusto nel fatto che il consumatore acquisti una Xbox al prezzo pubblicizzato e ottenga esattamente ciò per cui ha pagato, indipendente da qualsiasi teoria abbia elaborato dopo mesi la struttura dei costi”.
In pratica, quindi, il messaggio che vogliono mandare le società è chiaro: sono gli utenti ad aver scelto di pagare di più.
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