// HDBLOG — FINANZA
Aston Martin nei guai, cosa accadrà dopo la perdita del 99% del suo valore?
La Casa automobilistica di lusso Aston Martin ha subito un preoccupante declassamento sui mercati finanziari
Ci sono costruttori di auto che nell’immaginario collettivo sembrano intoccabili. Questione di fascino senza fine e prestigiosità, ma persino per un brand come Aston Martin si sono registrate delle difficoltà finanziarie. Negli ultimi 10 anni c’è stata una progressiva crisi. Sebbene con l’acquisizione del 2020 di Aston Martin da parte del miliardario canadese Lawrence Stroll, padre del pilota F1 Lance, la storica Casa automobilistica britannica abbia totalizzato elevati utili operativi, il suo debito e i costi di finanziamento sono risultati enormi. La capitalizzazione di mercato della Casa automobilistica è crollata del 99% dalla sua IPO del 2018.
Aston Martin si è quotata in borsa nel 2018, ma l’idea di allargare la gamma non ha dato i risultati sperati. Il produttore, nato nel 1913 come concessionaria d’auto con la denominazione Bamford & Martin, iniziò a costruire automobili e cambiò nome in “Aston Martin Ltd” nel 1926. In 100 anni dalle factory di Gaydon sono uscite auto da sogno, ma tutto questo non è bastato per evitare una crisi finanziaria dopo l’altra, nonostante numerosi interventi di salvataggio e il sostegno di importanti investitori.
L’Aston Martin nasceva per una clientela nicchia che amava l’artigianalità. Il tentativo di portarla in concorrenza con top brand con un listino variegato, con tanto di SUV di lusso con listino a partire da circa 274.504 euro, ha creato confusione nei puristi. Aston Martin è stata esclusa dal FTSE 250, uno degli indici più importanti della Borsa di Londra, a causa del crollo del prezzo delle sue azioni.
Dall’inizio del 2026, le azioni di Aston Martin hanno perso circa il 45% del loro valore. Rispetto alla quotazione in borsa dell’ottobre 2018, il prezzo delle azioni è ora inferiore di oltre il 99%. Nel 2018 Aston Martin era valutata circa 5 miliardi di euro. Gli esperti Financial Times hanno valutato la capitalizzazione di mercato della casa automobilistica attuale a circa 408 milioni di euro. Nonostante gli sforzi del magnate Lawrence Stroll, con i tentativi di ristrutturazione, il brand non è più affidabile per gli investitori.
La Casa britannica ha toccato un lordo di circa 248 milioni di euro (+68%) nella prima metà del 2026, controbilanciato da un debito netto di 1,54 miliardi di sterline (circa 1,84 miliardi di euro). Da tempo le uscite sono maggiori all’entrata, anche a causa della realizzazione di nuove strutture, come una galleria del vento all’avanguardia che avrebbe dovuto garantire dei risultati top in Formula 1, grazie all’apporto del progettista Adrian Newey, strappato alla Red Bull Racing. L’AMR26 si è dimostrata una delle peggiori monoposto in griglia, rendendo difficile la vita a Fernando Alonso e Lance Stroll.
Oltre al miliardario canadese Lawrence Stroll, dietro all’AM c’è il fondo sovrano saudita (PIF) e il gruppo cinese Geely. Anche Mercedes è legata al marchio attraverso una partecipazione azionaria e per la collaborazione sui motori. Di recente Aston Martin ha raccolto 635 milioni di euro di nuovo capitale tramite un’emissione obbligazionaria, come garanzia. Gli analisti prevedono che la nuova iniezione di liquidità consentirà ad Aston Martin di mantenere le proprie attività fino al 2028. Cosa accadrà tra un anno e mezzo? Sei i volumi di produzione continueranno ad essere limitati e i costi di sviluppo elevati, si rischia il completo tracollo.