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Satelliti fatti in Senegal, ecco il piano per non dipendere più dall’estero
Gli ingegneri del programma spaziale senegalese Sensat stanno assemblando a Montpellier Gaindesat-1B, destinato a raccogliere dati ambientali e climatici. Il responsabile Gayane Faye afferma che questa volta il gruppo procede senza l’affiancamento esterno della prima missione. Il passo successivo previsto è trasferire la costruzione dei satelliti in Senegal.
Il precedente è Gaindesat-1A, lanciato nel 2024 dalla base californiana di Vandenberg dopo tre anni di progettazione, assemblaggio e prove. A realizzarlo sono stati tecnici e ingegneri senegalesi attraverso una collaborazione con il centro spaziale dell’Università di Montpellier. Il programma formativo aveva coinvolto dieci studenti: cinque nell’assemblaggio, integrazione e test, altri cinque nello sviluppo dei sistemi spaziali.
La missione originaria aiuta a capire che cosa si può fare con un satellite così piccolo. Il progetto GAINDE prevedeva una funzione di telecomunicazione store and forward: ricevere dati, conservarli a bordo e ritrasmetterli successivamente. Tra i parametri ambientali di interesse figuravano precipitazioni, piene ed evapotraspirazione, cioè il trasferimento d’acqua nell’atmosfera dal suolo e dalle piante: informazioni utilizzabili per seguire l’andamento delle risorse idriche.
Per chi segue l’hardware, il passaggio decisivo riguarda quindi anche la filiera industriale. Già nel 2023 il centro di Montpellier indicava le proprie infrastrutture come possibile modello per un centro analogo in Senegal: laboratori, strumenti di prova e capacità di controllo della missione. È un problema di autonomia che richiama la difficoltà europea di trattenere competenze e industria nel quantum computing.
La conseguenza concreta riguarda l’accesso ai dati satellitari. Faye spiega che il Senegal acquista ancora immagini dall’esterno e che il loro costo impedisce di realizzare alcuni servizi. Disporre di capacità proprie potrebbe rendere più accessibili strumenti per la pianificazione urbana e il monitoraggio ambientale.
Una parte dell’infrastruttura terrestre esiste già: a Diamniadio si trova il centro di controllo e ricezione dei dati del primo satellite, visitato dal presidente senegalese nel 2024. In quell’occasione è stato delineato un centro spaziale completo, attrezzato per montaggio, assemblaggio, integrazione, prove e gestione operativa dei satelliti. Sono attività che collegano la progettazione elettronica all’impiego quotidiano della missione.
Per il terzo satellite, Sensat punta a sviluppare un proprio carico utile, cioè gli strumenti che svolgono il compito specifico della missione. Faye colloca invece la costruzione interamente in Senegal al quarto esemplare, a condizione che le infrastrutture siano pronte.
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