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Marvel's Wolverine - La recensione
Mi sono avvicinato a Marvel’s Wolverine senza conoscerne quasi nulla. Già non sono particolarmente patito del supereroe Marvel in versione videoludica (X-Men Origins: Wolverine del 2009 mi era però piaciuto), ma anche a livello di fumetti non posso dirmi un super fan di Logan e compagni mutanti, sebbene nel corso degli anni abbia avuto pure io qualche "fase Wolverine", soprattutto ai tempi di Arma X e del Ciclo di Greg Rucka. Di questo action in terza persona avevo visto qua e là qualche video di gameplay ma, a differenza degli ultimi Spider-Man targati sempre Insomniac Games, non ho seguito con molta attenzione la sua evoluzione sin dai primi annunci del 2021, fino alle polemiche delle ultime settimane tra fan e sviluppatori.
Ho quindi cominciato a giocare non sapendo bene cosa aspettarmi da quella che, un po’ tristemente, rappresenta una delle pochissime esclusive PlayStation 5 di quest’anno assieme a Saros, anche se ovviamente il nome Wolverine, il blasone Marvel e un team di grande richiamo come quello di Insomniac Games sono altra cosa rispetto al pur validissimo sparatutto di Housemarque. Sapevo, però, che questo non sarebbe stato un action open world nello stile di Marvel's Spider-Man, e basta la prima ora di gioco per rendersene conto.
Insomniac Games ha infatti preferito optare per un titolo d’azione pieno zeppo di combattimenti corpo a corpo e con un andamento estremamente lineare, lasciando quasi le briciole all’esplorazione e alla libertà di azione che avevano invece caratterizzato la recente trilogia di Spider-Man. Un approccio decisamente vecchio stile che ha scontentato molti ma, in realtà, sensato, pensando sia alla tipologia di protagonista, sia alla volontà del team americano di allontanarsi dall’impronta a mondo aperto di Spider-Man per concentrarsi più su combat system e narrazione.
Anche se a prima vista non sembrerebbe, Marvel's Wolverine è un action in cui la trama, le cutscene e il rapporto tra i personaggi giocano un ruolo importantissimo. Anche per questo Insomniac Games ha voluto scrivere un plot del tutto originale, non riprendendo nessuna serie o ciclo fumettistico ma raccontando un Wolverine diverso da quello visto nei film e nei giochi precedenti. L'aspetto narrativo più importante è che il gioco non è una origin story e non racconta nel dettaglio il programma Weapon X, l'inserimento dell'adamantio nello scheletro o la trasformazione iniziale di James Howlett nel supereroe mutante che tutti conosciamo.
Quando si inizia a giocare, Logan possiede già lo scheletro e gli artigli di adamantio, ma non ricorda quasi nulla del suo passato. Il tema centrale della trama ruota proprio attorno all'identità, alla memoria, alla fedeltà verso le persone che gli sono vicine, ma anche al conflitto tra la sua natura animalesca e il desiderio di essere qualcosa di diverso da una semplice arma vivente.
Senza entrare troppo nei risvolti della trama, Logan torna nel Team X dopo una lunga assenza e si ritrova a combattere contro Bolivar Trask, potente miliardario convinto sostenitore della superiorità degli esseri umani e che progetta una sorta di estinzione dei mutanti. A guidare lo scontro con Trask è Nathaniel Essex, fondatore del Team X, la cui missione è proteggere i mutanti in un mondo nel quale la loro stessa esistenza non è ancora pienamente conosciuta dall'opinione pubblica. Logan si ritrova nel gruppo in un momento particolarmente drammatico, ritrovando vecchi compagni con cui esistono tensioni, rancori e rapporti irrisolti. Tra questi ci sono soprattutto Mystica e Sabretooth, anche se il personaggio più importante, oltre a Essex, è Jean Grey, con i suoi enormi poteri telecinetici e un ruolo che parte in sordina per poi acquisire sempre più importanza non solo nella lotta dei mutanti, ma anche nei confronti dello stesso protagonista.
A parte qualche lungaggine iniziale di troppo, alcuni siparietti zuccherosi fuori luogo, passaggi poco chiari e un eccessivo ricorso ad affondi visionari mentre ci si avvic