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Monte Bianco: previsti 400 crolli rocciosi, 10 volte più di 20 anni fa
Nel massiccio del Monte Bianco i grandi crolli rocciosi potrebbero arrivare a circa 400 nel corso del 2026, dieci volte il livello osservato due decenni fa. La previsione riguarda gli eventi che coinvolgono più di 100 metri cubi di roccia e riflette gli effetti delle ondate di calore estive sulle pareti alpine. Si tratta per ora di una stima, elaborata mentre il monitoraggio dell’anno è ancora in corso.
La valutazione è di Ludovic Ravanel, ricercatore dell’Université Savoie Mont Blanc. Il dato supererebbe nettamente quello del 2022, già considerato un anno catastrofico, quando furono registrati quasi 300 crolli di grandi dimensioni. Alla base dell’accelerazione c’è il degrado del permafrost, il terreno che rimane congelato per lunghi periodi e contribuisce a mantenere compatte le fratture nelle pareti rocciose.
Le temperature rilevate in quota mostrano quanto siano cambiate le condizioni. All’Aiguille du Midi, sopra Chamonix, la media di luglio 2026 ha raggiunto 3,3 °C: è il valore più alto della serie citata da Météo-France e supera il doppio degli 1,6 °C misurati nello stesso mese del 1994. Il calore penetra nelle fratture e indebolisce progressivamente il ghiaccio che stabilizza la roccia.
Al degrado del permafrost si aggiunge la ritirata dei ghiacciai, che lascia esposte nuove porzioni di parete. La roccia liberata dal ghiaccio subisce più direttamente il calore, la pioggia e i cicli di gelo e disgelo. Durante l’estate, crepacci e cadute di massi hanno reso alcune vie di salita temporaneamente impraticabili o troppo rischiose, portando le guide a cancellare diverse ascensioni.
Il problema riguarda anche le zone più vicine agli insediamenti. Le autorità di Chamonix-Mont-Blanc stanno valutando scenari nei quali masse di roccia o ghiaccio potrebbero raggiungere aree abitate. Il monitoraggio deve quindi considerare sia la sicurezza degli alpinisti sia l’evoluzione dei versanti sopra la valle, dove il riscaldamento può modificare equilibri rimasti relativamente stabili per lungo tempo.
Con i suoi circa 4.805 metri, il Monte Bianco è la vetta più alta dell’Europa occidentale. Il massiccio si estende tra Francia e Italia, perciò l’instabilità delle pareti e l’arretramento dei ghiacciai interessano anche il versante italiano delle Alpi. I crolli osservati nel 2026 si inseriscono in un processo più ampio, nel quale la perdita di ghiaccio espone ulteriore roccia agli agenti atmosferici e amplia le superfici soggette a destabilizzazione.
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