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Arrivano i gruppi di acquisto per i token, tipo Groupon ma per DeepSeek e simili
OrcaRouter ha aggiunto alla sua piattaforma di routing multi-modello un "pool di domanda" per DeepSeek V4 Flash 0731: chi usa il modello attraverso il suo gateway entra automaticamente in una vasca comune con altri clienti paganti, e se il traffico aggregato della settimana supera una soglia, tutti si vedono restituire una quota della spesa in credito, non solo chi l'ha fatta scattare. Le fasce salgono fino al 20% a 300 miliardi di token settimanali; alla rilevazione, con cinque team iscritti, il contatore era fermo allo zero per cento della prima soglia, con 99,8 miliardi di token ancora da macinare prima che qualcuno veda un credito. Le soglie esatte e le esclusioni dal conteggio sono nella pagina che OrcaRouter dedica al pool.
Il meccanismo non è un acquisto di capacità riservata in stile cloud, con impegni di spesa firmati in anticipo: è più vicino a un gruppo d'acquisto spontaneo, dove il credito arriva o non arriva a seconda di quante altre aziende hanno scelto lo stesso modello nella stessa settimana. Il tetto per singolo workspace (un quarto del volume settimanale grezzo) serve proprio a impedire che un solo cliente enorme faccia scattare da solo la soglia per tutti gli altri.
Il prezzo di listino resta quello di sempre e viene fatturato a tutti, dentro o fuori dal pool: 0,22 dollari al milione di token in input, 0,66 in output, 0,007 per la lettura dalla cache. Il credito, quando scatta, arriva il lunedì successivo alla settimana che ha superato la soglia, vale 30 giorni ed è spendibile su qualsiasi modello della piattaforma, non solo su DeepSeek. Restano fuori dal conteggio settimanale il credito di prova, il piano gratuito, i rimborsi e il traffico instradato con chiavi API proprie; un taglio di prezzo deciso a monte da DeepSeek si somma al credito del pool, ampliando lo sconto invece di sostituirlo.
Sul piano della piattaforma il confronto regge: OrcaRouter instrada su oltre 200 modelli con un'interfaccia compatibile OpenAI e senza markup sul token, la stessa promessa di OpenRouter, che resta il gateway più conosciuto del settore dopo il round da 1,3 miliardi di dollari di valutazione raccontato da Tom's qualche settimana fa. Un confronto indipendente pubblicato ad agosto mette i due prodotti fianco a fianco: OpenRouter vince per ampiezza di catalogo, oltre 500 modelli e 80 fornitori, e per l'allowance concessa a chi porta le proprie chiavi; OrcaRouter punta su routing adattivo e sulla possibilità di ospitarsi da soli con la versione open source.
Il pool non ha equivalente su OpenRouter. È una leva di prezzo cucita sopra il pay-as-you-go di OrcaRouter, che restituisce credito solo se abbastanza altri clienti scelgono lo stesso modello nella stessa settimana; OpenRouter, sulla propria pagina ufficiale e nel confronto indipendente, mostra sconti per volume individuale e un programma di affiliazione, non un cashback collettivo legato al traffico di sconosciuti. Alla domanda se OrcaRouter sia un'alternativa a OpenRouter la risposta si spezza in due: sì, come gateway di instradamento multi-modello; no, per il pool.
Lo stesso SKU era già passato sotto la lente di Tom's: DeepSeek V4 Flash 0731 risulta più economico di oltre cento volte rispetto a Claude Fable 5 nei test comparativi, il che rende il pool un incentivo aggiuntivo su un modello già conveniente di suo, non la ragione per sceglierlo. Restare legati a un solo fornitore di modelli è un rischio che Tom's ha già messo in guardia: il multi-modello riduce l'esposizione a un singolo listino, e un pool che promette credito solo se altri clienti sconosciuti fanno la stessa scelta nella stessa settimana non cambia quel calcolo di fondo.
Chi vuole davvero abbassare la spesa AI ha leve che non dipendono dal comportamento altrui: instradamento fra più modelli scelto per prezzo e latenza, cache dei prompt ripetuti (che da sola può tagliare fino al 45% il costo di un task complesso), un tetto di spesa per ogni flusso di lavoro. Tom's aveva già raccontato la versione fai