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Il Kansas trova idrogeno nel sottosuolo, ma i conti non tornano
Le esplorazioni di HyTerra a Nemaha, in Kansas, hanno individuato idrogeno nel sottosuolo, ma in quantità insufficienti per una produzione commerciale. Il risultato mette a fuoco il passaggio decisivo per trasformare l’idrogeno geologico in una fonte energetica conveniente: trovare accumuli dai quali estrarre abbastanza gas da coprire i costi. La presenza della molecola, da sola, non rende economicamente sfruttabile un giacimento.
La ricerca si estende ormai a quasi 30 Paesi e, dal 2023, ha attirato quasi 500 milioni di dollari di investimenti da parte di fondi di capitale di rischio. L’obiettivo è ottenere dal sottosuolo un’alternativa ai combustibili fossili a prezzi competitivi. L’idrogeno ricavato dall’acqua usando elettricità rinnovabile deve invece sostenere il costo della sua produzione, uno degli ostacoli che hanno finora frenato la diffusione di questa soluzione energetica.
I meccanismi naturali che generano il gas sono già conosciuti. L’acqua può reagire con minerali contenenti ferro, come l’olivina, presenti nelle rocce magmatiche, liberando idrogeno. Un altro processo coinvolge le particelle alfa emesse dal decadimento radioattivo di elementi come uranio e torio: l’energia trasferita all’acqua può scinderne le molecole e contribuire alla formazione del gas. Sono processi che collegano la disponibilità di idrogeno alla composizione e alla storia geologica del sottosuolo.
La produzione naturale convive con diversi meccanismi di consumo. Le comunità microbiche sotterranee utilizzano l’idrogeno come fonte di energia, mentre altre reazioni geochimiche lo consumano. Per lungo tempo i geologi hanno inoltre ritenuto che il gas sopravvissuto a questi processi sarebbe migrato verso la superficie, disperdendosi nell’atmosfera. Chris Ballentine, geologo dell’Università di Oxford, studiava questi sistemi proprio per il loro ruolo nel sostenere i microrganismi.
Un punto di svolta è arrivato nel 2018, con la pubblicazione di una ricerca su un consistente deposito di idrogeno in Mali. Un’altra evidenza è giunta nel 2024 dall’Albania: in una miniera di cromite i ricercatori hanno rilevato un rilascio di almeno 200 tonnellate di idrogeno all’anno, tra i maggiori flussi naturali mai registrati. Nelle miniere il gas può accumularsi e deve essere rimosso per evitare il rischio di esplosioni.
Un’analisi del 2024 suggerisce che il sottosuolo terrestre potrebbe contenere decine di migliaia di miliardi di tonnellate di idrogeno. Secondo questa valutazione, recuperarne con profitto anche una piccola frazione potrebbe soddisfare il fabbisogno di energia pulita previsto per 200 anni. Si tratta di una stima delle risorse potenziali, non di riserve già individuate e disponibili per l’estrazione commerciale.
Le campagne di perforazione interessano formazioni geologiche dal Canada settentrionale all’Africa orientale e all’Australia Meridionale. Anche H2Au, società con sede nel Regno Unito, ha avviato perforazioni in Kansas in agosto. I risultati attesi nei prossimi mesi offriranno nuovi dati sulla distribuzione del gas; la ricerca punta a misurare quanto rapidamente si forma, come attraversa le rocce e quali condizioni ne favoriscono l’accumulo e la permanenza nel sottosuolo.
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