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Il bollo auto è abolito per oltre 14 milioni di veicoli: cosa cambia davvero
Il bollo auto è abolito: il Consiglio dei ministri ha approvato oggi l'esenzione dalla tassa di possesso per le auto di piccola e media potenza e per tutti i motocicli. Una misura che tocca oltre il 70% delle auto in circolazione e l'intera categoria delle moto, per un totale di circa 14,5 milioni di veicoli.
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha commentato così: "Oggi il Governo cancella una delle tasse più odiate dagli italiani". Per le casse dello Stato si tratta di rinunciare a 6-7 miliardi di euro l'anno, una cifra non trascurabile.
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Il dettaglio più rilevante emerso dalla bozza è quello temporale: l'esenzione non è permanente, ma riguarderà soltanto i pagamenti con scadenza tra il 1° gennaio e il 31 dicembre 2027.
Inoltre, ci sono rigidi criteri per poterne usufruire:
Non esiste ancora un testo definitivo con i parametri esatti, ma il sistema di calcolo del bollo traccia già un confine naturale.
Lo spartiacque, secondo le indicazioni, sarà quello dei 100 kW (136 cavalli), soglia oltre la quale la tariffa base del bollo subisce già oggi una maggiorazione. La misura è pensata esplicitamente per alleggerire il carico fiscale sulle famiglie per gli spostamenti quotidiani: le agevolazioni si concentreranno quindi sulle auto al di sotto di questo limite di potenza, oltre che su tutti i motocicli.
Il bollo è una delle tasse più longeve d'Italia: nata nel 1953 come "tassa di circolazione", negli anni '80 divenne "tassa di possesso" (da pagare anche con l'auto ferma in garage), rendendola particolarmente invisa agli automobilisti.
A spingere con più forza per l'abolizione è stato Forza Italia, con il vicepremier Antonio Tajani, concretizzando una battaglia storica del centrodestra (nonostante i dubbi interni di chi, come Enrico Costa, suggeriva cautela).
Resta il nodo delle coperture per le Regioni, che incassano i proventi del bollo. Se un'abolizione totale sarebbe costata oltre 7 miliardi, la modulazione degli sconti e il limite al solo 2027 hanno abbassato notevolmente i costi. La bozza del decreto prevede infatti il trasferimento a Regioni e Province autonome di 2,2935 miliardi di euro per compensare il mancato gettito.