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Un prelievo potrebbe scoprire il tumore al pancreas quando è ancora presto
Un gruppo di ricercatori guidato dal City of Hope, centro di ricerca e cura oncologica con sede in California, ha presentato su Nature Medicine i risultati di PANXEON, un esame del sangue sperimentale per individuare precocemente il tumore al pancreas. Il test ha riconosciuto anche alterazioni precancerose, aprendo la prospettiva di intervenire prima che la malattia si diffonda ad altri organi.
Il tumore pancreatico può svilupparsi per anni senza provocare sintomi evidenti: nelle fasi iniziali i segnali sono spesso assenti o tanto lievi da passare inosservati. Dimagrimento, dolore addominale e problemi di glicemia tendono a diventare riconoscibili quando la malattia è già avanzata. Manca inoltre un test di screening di routine paragonabile a quelli disponibili per il tumore della mammella o del colon.
La sperimentazione clinica iniziale ha coinvolto circa 1.800 persone negli Stati Uniti, in Europa e in Asia. Secondo lo studio, l’esame ha identificato correttamente circa l’87% dei tumori pancreatici agli stadi 1 e 2, con una bassa frequenza di falsi positivi, cioè risultati che segnalano un tumore in persone che non ne sono affette.
PANXEON cerca nel sangue tre firme molecolari associate alla malattia e utilizza l’intelligenza artificiale per combinare queste informazioni in un punteggio di rischio individuale. L’obiettivo è fornire al medico un’indicazione per decidere se procedere con ulteriori accertamenti. La ricerca si inserisce nel lavoro sui test ematici per riconoscere precocemente il tumore al pancreas, basati sulla ricerca di segnali biologici nel sangue.
Un altro risultato riguarda le persone con cisti pancreatiche ad alto rischio: in questo gruppo l’esame ha rilevato la displasia pancreatica avanzata in oltre il 64% dei casi. Si tratta di una condizione precancerosa, quindi di alterazioni che precedono un eventuale tumore invasivo. Individuarle potrebbe offrire ai medici un’opportunità di valutazione e intervento ancora più precoce rispetto alla diagnosi del cancro.
Tra i possibili destinatari del test ci sono le persone con predisposizione ereditaria al tumore pancreatico o con una storia di pancreatite. Ajay Goel, autore senior dello studio e responsabile della diagnostica molecolare e delle terapie sperimentali al City of Hope, indica proprio nell’anticipo della diagnosi la possibilità di conservare maggiori opportunità terapeutiche. Prima di un eventuale impiego nella pratica clinica saranno però necessarie sperimentazioni più avanzate.
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