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The Invite - Il piacere è tutto nostro - La recensione
La carriera di Olivia Wilde è sempre stata soggetta ad alti e bassi: prima l'esplosione nel piccolo schermo tra The O.C. e Dr. House, poi il salto al cinema tra Tron: Legacy, In Time, Rush, Her, Richard Jewell. Ruoli in cui bucava lo schermo con quel magnetismo che l'ha resa indimenticabile nei panni della specializzanda Tredici, ma sempre da comprimaria e mai da protagonista. E in quelle rare volte, purtroppo, finiva travolta in produzioni di poco conto come The Lazarus Effect, Meadowland, A Vigilante. Verso la fine del secondo decennio dei Duemila, Wilde capì che passare dall'altro lato della macchina da presa sarebbe potuto essere un buon modo per rilanciarsi a Hollywood dopo anni trascorsi un po' in sordina.
E lo fece alla grande perché il suo lungometraggio d'esordio, La rivincita delle sfigate, fu osannato dalla critica d'oltreoceano e non solo, portandola sino alla zona premi della 35esima edizione degli Independent Spirit Awards e, soprattutto, ai Gotham, dove l'opera riuscì a segnalarsi in un'annata caratterizzata da Storia di un Matrimonio, Diamanti Grezzi e quel The Farewell che, nonostante le tante lodi a suo tempo, ha visto gradualmente dissipare la propria carica di anno in anno. Lo stesso può dirsi l'ambiziosa distopia governativa Don't Worry Darling, più nota per le tensioni durante le riprese che non per i meriti artistici. Che non erano poi molti, a dire il vero, ma in ogni caso sembra sia tutta acqua passata perché è con The Invite – Il piacere è tutto nostro che Wilde spicca veramente il volo con un'opera dal taglio più intimo e minimale.
The Invite racconta del matrimonio in bilico di una coppia composta da Joe (Seth Rogen) e Angela (la stessa Wilde), alla scoperta di nuove certezze e vecchi dissapori dopo un amichevole invito a cena con gli enigmatici e "rumorosi" vicini del piano di sopra, Piña (Penélope Cruz) e Hawk (Edward Norton). Tra le pieghe narrative della vicenda è possibile leggere un'ampia gamma di sfumature che spaziano dalla letteratura al cinema. L'opera rappresenta oltretutto il remake di Sentimental, film spagnolo del 2020 diretto da Cesc Gay che, a sua volta, aveva curato la stesura del materiale originale, la commedia teatrale Los vecinos de arriba, del 2015. Agli sceneggiatori Rashida Jones e Will McCormack – il cui background da attori comici si vede e si sente nello sferzante e brillante ritmo dialogico – il compito di adattarlo e attuarlo secondo il registro della più accogliente dramedy hollywoodiana.
Ma non per Wilde; non in un primo momento, perlomeno, perché quando FilmNation Entertainment e Annapurna Pictures diedero il via libera produttivo nel 2022, il copione firmato da Jones e McCormack – al tempo noto con la traduzione anglofona del titolo originale, The Neighbors Upstairs – fu affidato a Jonathan Dayton e Valerie Faris, che resero immortale Little Miss Sunshine (e un po' meno memorabile La battaglia dei sessi). E c'era perfino un cast per quella visione, già scritturato e legato ai nomi di Amy Adams, Paul Rudd e Tessa Thompson. Mancava solo il quarto, che non arrivò mai perché le continue lungaggini spinsero la produzione a mettere in pausa il progetto. Poi l'arrivo di Wilde, il cambio di titolo in The Invite e con esso una sfumatura diversa che sposta il focus non sui vicini in sé, ma sull'atto che dà il via al racconto, e a seguire l'accoglienza trionfale al Sundance del 2026 e alla 79esima edizione del Locarno Film Festival.
In questo non stupisce nemmeno più di tanto sapere come all'indomani dello scorso 24 gennaio, quando The Invite fu presentato in anteprima mondiale al Sundance, si scatenò una vera e propria guerra al rialzo tra i distributori con Searchlight Pictures, Sony Pictures, Netflix, NEON, AppleTV, Bear Black Pictures, Warner Bros. Pictures, Focus Features e proprio A24, che la spuntò all'ultimo; diretta conseguenza del fatto che quello di Wilde è decisamente uno dei più importanti film dell'anno. Il motivo sta nella scrittura di Jones e McCormack che g