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Cartoline da Venezia: considerazioni sul festival e incontri con i protagonisti
Cala il sipario su un'edizione della Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia, l'83esima, che sulla carta sarebbe dovuta essere sottotono; a partire proprio dall'assenza di Hollywood con il chiacchierato e già attesissimo Digger, di Alejandro González Iñárritu, di cui si dava per certa la presenza nella selezione ufficiale e che invece, un po' come fece l'anno scorso Paul Thomas Anderson con uno dei mattatori degli Oscar 2026, il magnifico Una battaglia dopo l'altra, ha interamente "bypassato" la kermesse festivaliera e le opinioni di critici e creators per arrivare direttamente in sala il prossimo ottobre con Warner Bros. Pictures.
Poco male, perché per un Iñárritu assente ingiustificato, Hollywood è riuscita comunque a lasciare la sua impronta indelebile tra l'atteso ma spento Primetime, con Robert Pattinson, la nuova regia di Casey Affleck, Company, un film familiare dall'essenza indie con più ombre che luci, e il docufilm dedicato alla reunion degli Oasis, Don't Look Back in Anger, che travolge e coinvolge: quanto di più vicino a un piccolo miracolo per come sa svelare il cuore di Liam e Noel Gallagher.
Sempre di Hollywood parliamo, ma solo in chiave produttiva, perché sia Bucking Fastard, il ritorno al lungometraggio di finzione del titanico Werner Herzog sette anni dopo Family Romance, LLC, con in scena le sorelle attrici Kate e Rooney Mara, e il nuovo film diretto da Martin McDonagh, Wild Horse Nine, di hollywoodiano hanno soltanto la matrice realizzativa. Specie quest'ultimo, fresco vincitore della Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile a John Malkovich: una dramedy spirituale e politica che vedremo al cinema a partire dal 6 novembre con Searchlight Pictures.
Il Leone d'oro per il miglior film è invece andato a Woman Unknown, di Mayy al-Tukhi, che porta a casa anche la Coppa Volpi per la migliore interpretazione femminile (Mathilde Arcel). Nulla di troppo sorprendente, in ogni caso, perché l'opera rappresenta una magnifica espressione di cinema capace di unire lucidità scandinava, naturalismo registico, minimalismo sensoriale e silenzi esistenziali degni del miglior Joachim Trier, per un racconto elegante e mai didascalico sul corpo e sull'identità femminile.
A margine della selezione ufficiale di Venezia 83, alle Giornate degli Autori si è saputo distinguere Balcanica, diretto da Nicola Sorcinelli, con Matilda De Angelis protagonista. Vincitore del Premio del Pubblico delle GdA ma anche del Premio Carlo Lizzani come "film italiano più meritevole della Mostra". "Sono sempre stato molto vicino alle storie di libertà", sottolinea Sorcinelli in un incontro riservato alla stampa, "ed è la prima volta che affronto questo tipo di storie; ho collaborato con Emergency, in qualche modo queste storie trovano spazio nel mio stomaco per poi sfogarsi nella penna. Questa è stata un po' la scintilla. Da lì è nato Balcanica, racconto di un padre e di un figlio musicisti che viaggiano, e l'incontro con una giovane dottoressa italiana alla sua prima esperienza sulla rotta Balcanica".
Woman Unknown arriverà in Italia nei prossimi mesi con Lucky Red così come Ink, di Danny Boyle, pungente apertura della Mostra sui primi passi nel mondo dell'editoria del The Sun di Rupert Murdoch, e Look Back, di Hirokazu Kore'eda, che dei titoli premiati è un po' il grande assente nonostante fosse stato particolarmente apprezzato dagli addetti ai lavori. La trasposizione live action del manga omonimo, infatti, presenta un adattamento ingegnoso e curato che sposta il focus dall'arte in sé alla vita creativa, senza per questo snaturare gli equilibri dell'opera originale.
Discorso diverso, invece, per il sudcoreano Lee Chang-dong che con Possible Love torna alla Mostra ventiquattro anni dopo Oasis realizzando un capolavoro capace di unire l'ossatura di Kieslowski, l'anima sociale di Loach e il suo tipico linguaggio cinematografico.
Un gioiello che gli vale un Leone d'argento - Gran premio della giuria. Sempre nell'ambito de