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Prezzi, da guerra in Iran impatto fino a 24,6 miliardi sulle famiglie italiane
Non solo carburanti ed energia. La
guerra in Iran ha portato negli ultimi 6 mesi ad una sensibile
crescita dei prezzi al dettaglio in numerosi settori al punto
che, se i listini si mantenessero ai livelli attuali, il conto
finale del conflitto ammonterebbe a fine anno per le famiglie a
complessivi 24,6 miliardi di euro. Lo afferma uno studio
condotto dal Centro di formazione e ricerca sui consumi (C.r.c.)
in collaborazione con Assoutenti che, sulla base dei dati
ufficiali Istat, analizza l'andamento di prezzi e tariffe di
beni e servizi dallo scoppio del conflitto a oggi.
Confrontando l'indice dei prezzi di febbraio 2026 con i dati
rilevati dall'Istat nell'ultimo mese, emerge come i prodotti
informatici siano quelli che hanno subito gli aumenti più
pesanti: nello specifico i prezzi dei supporti di registrazione
non registrati (schede di memoria, chiavette Usb e simili)
segnano un +58,5% in sei mesi, gli accessori per l'informazione
e la comunicazione (caricabatterie, power bank, custodie, cavi,
adattatori, ecc.) +27%, i supporti con registrazioni di suoni,
immagini e video (film in dvd, contenuti digitali, ecc.) +15,2%,
computer portatili, palmari e tablet +14%, videogiochi e console
+12,4%. Tra i rincari più pesanti figurano poi le tariffe dei
traghetti che, complice il caro-gasolio, +54,2%, seguite dal
noleggio e riparazione di articoli sportivi e per campeggio e
dagli stabilimenti balneari (entrambi circa +51%), voci queste
ultime che risentono di aumenti fisiologici legati al periodo
estivo, al pari dei voli intercontinentali che costano in media
il 36,7% in più rispetto a febbraio, i biglietti aerei europei
il 26,5% in più, mentre i voli nazionali salgono del 24,6%.
Il gasolio da riscaldamento è invece rincarato del 31,6%, il gas
naturale distribuito tramite rete del 27,8%.
"Ma tra i beni che registrano aumenti sostanziosi ci sono anche
alcuni generi alimentari - sottolinea il presidente di
Assoutenti, Gabriele Melluso - Ad esempio i finocchi in sei mesi
segnano rincari del 19,7%, le fragole del 15,8%, broccoli e
cavolfiori del 15,7%, i limoni del 11,2%; i kiwi rincarano del
10,9%, le patate del 7,3%, l'insalata del 5,2%. Per fortuna si
registra un calo per alcuni ortaggi di stagione come le
melanzane (-33%) o le zucchine (-25%)".
"Al di là delle singole voci, il conflitto in Medio Oriente ha
portato ad una crescita generalizzata dell'inflazione in Italia,
con una incidenza del +2,8% sull'indice dei prezzi al dettaglio
- spiega il presidente del comitato scientifico del C.r.c.,
Furio Truzzi - Tradotto in cifre, a parità di consumi si tratta
di un aggravio di spesa potenziale da +926 euro annui a
famiglia, e se i prezzi dovessero mantenersi ai livelli attuali,
la stangata per la collettività dei consumatori causata dalla
guerra raggiungerebbe a fine anno la ragguardevole cifra di 24,6
miliardi di euro".
Prezzi, da guerra in Iran impatto fino a 24,6 miliardi sulle famiglie italiane
ROMA,
19 settembre 2026, 09:49
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