// TOM'S HARDWARE ITALIA — INTELLIGENZA ARTIFICIALE
LimeWire passa a BabyDoge: torna l'era del file sharing
LimeWire passa a BabyDoge. L’acquisizione, annunciata l’11 settembre 2026, porta la piattaforma sotto la guida di Abel Czupor e BabyDoge, mentre Julian e Paul Zehetmayr lasciano la direzione. Prezzo, struttura dell’operazione e preciso perimetro societario acquisito non sono stati divulgati, ma l’indirizzo scelto è esplicito: condivisione dei file, storage decentralizzato e strumenti AI per creator.
Per chi associa quel nome alle cartelle condivise dei primi anni Duemila, la distinzione decisiva è una: non è tornato il vecchio client Gnutella. LimeWire è oggi un servizio web attivo che permette di trasferire, creare, modificare e convertire contenuti, affiancando alla condivisione la conservazione decentralizzata dei dati. L’acquisizione non resuscita dunque il programma originale, ma consolida il ritorno del marchio al terreno dal quale era partito.
La piattaforma arriva al cambio di guida con 8 milioni di utenti mensili dichiarati nel settembre 2026. Consente trasferimenti gratuiti fino a 4 GB e usa cifratura e storage decentralizzato su BNB Greenfield; LMWR rimane il token di utilità per servizi come lo storage e l’accesso agli strumenti AI. BabyDoge ha inoltre annunciato una nuova roadmap per LimeWire Network, l’infrastruttura per file e object storage entrata in beta privata nel 2025.
Lime Wire LLC nacque nel giugno 2000 e distribuì LimeWire nell’agosto dello stesso anno, nel pieno della prima ondata successiva a Napster. Il programma cercava e trasferiva file direttamente fra i computer collegati alla rete decentralizzata Gnutella, senza appoggiarsi a un catalogo multimediale centrale. Scritto in Java, funzionava su Windows, Mac OS X, Linux e Solaris.
La combinazione fra accesso gratuito e facilità d’uso lo trasformò rapidamente in uno dei programmi simbolo degli anni Duemila: superò 3 milioni di download nel primo anno, raggiunse circa 2 milioni di utenti mensili nel 2003 e 4 milioni di utenti giornalieri nel 2006. Al picco storico oltrepassò i 50 milioni di utenti mensili, mentre entro maggio 2010 il solo Download.com aveva registrato più di 200 milioni di download.
Quel successo portava con sé anche il lato meno romantico del file sharing: nomi ingannevoli, contenuti indesiderati, malware e documenti personali condivisi per errore. Il modello commerciale combinava pubblicità, software distribuito in bundle e LimeWire Pro, versione a pagamento introdotta nel 2004 accanto alla Basic gratuita e pubblicata con licenza GPL. Fra il 2004 e il 2006 i ricavi annui passarono da quasi 6 a circa 20 milioni di dollari.
Nel gennaio 2008 arrivò anche il LimeWire Store, con circa 500.000 brani concessi in licenza, ma il tentativo di costruire un’attività musicale autorizzata non risolse il contenzioso sul traffico P2P. Nella causa avviata nel 2006 da tredici case discografiche, un campione di 1.800 file risultò composto per il 93% da opere protette o altamente probabilmente protette da copyright; a queste era attribuito il 98,8% delle richieste di download stimate.
L’11 maggio 2010 un tribunale federale riconobbe Lime Wire LLC e Mark Gorton responsabili di aver indotto violazioni del copyright. LimeWire 5.5.16, pubblicato il 30 settembre con un installer Windows da 28,8 MB, rimase l’ultima versione stabile documentata del client originale. Il 26 ottobre un’ingiunzione permanente impose di fermarne distribuzione, supporto e funzionalità controllabili, anche se vecchie versioni e fork continuarono a circolare. La controversia si chiuse nel maggio 2011 con un accordo da 105 milioni di dollari.
Il marchio rimase inattivo per oltre un decennio, finché Julian e Paul Zehetmayr ne acquisirono progressivamente i diritti nel 2021. La LimeWire rilanciata nel 2022, priva di affiliazione con le originarie Lime Wire LLC e Lime Group LLC, nacque come marketplace di collezionabili digitali e NFT. Nello stesso anno concluse una vendita privata di token da 10,4 milioni di dollari e siglò un accordo globale con Universal Music Group per progett