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Attentato Amia in Argentina, rinvio a giudizio per sette iraniani e un libanese
La giustizia argentina ha
annunciato oggi il rinvio a giudizio in contumacia sette
cittadini iraniani e uno libanese tutti accusati di aver
organizzato e partecipato all'attentato alla sede della
mutualità ebraica (Amia) di Buenos Aires, che provocò 85 morti
il 18 luglio del 1994.
Tra gli imputati - ai quali è stato inoltre comminato un
embargo complessivo di beni per 500 milioni di dollari -
figurano ex funzionari di spicco del regime degli ayatollah come
Ali Fallahijan, all'epoca ministro dell'Intelligence; Ali
Velayati, allora ministro degli Esteri; Mohsen Rezai, comandante
delle Guardie Rivoluzionarie; e Ahmad Vahidi, comandante delle
milizie Quds.
L'accusa ritiene che l'attentato venne ordinato dai vertici
del governo iraniano ed eseguito con il sostegno logistico di
una cellula di Hezbollah che operava clandestinamente nel Paese
e nella zona della cosiddetta Triple Frontera tra Argentina,
Paraguay e Brasile. Tra gli incriminati figura infatti anche il
membro libanese di Hezbollah, Salman Raouf Salman, identificato
come il responsabile del coordinamento della fase finale
dell'attacco.
Il procuratore generale dell'Argentina, Juan Bautista
Mahiques, ha commentato in un post sui social che "l'atto di
accusa emesso dalla magistratura federale nel caso Amia
rappresenta una pietra miliare nella lotta contro l'impunità".
"Grazie alla legge che consente i processi in contumacia i
responsabili sono stati oggi incriminati in quanto autori
dell'attentato e a breve si svolgerà in Argentina un processo
orale relativo a questi fatti. Un passo storico per le 85
vittime, le loro famiglie e l'intera società argentina", ha
aggiunto Mahiques.
Attentato Amia in Argentina, rinvio a giudizio per sette iraniani e un libanese
BUENOS AIRES,
21 settembre 2026, 19:10
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