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Il nuovo brevetto Sony è assurdo: una Playstation che si auto-ripara?
Sony ha depositato presso l'ufficio brevetti statunitense (USPTO) una domanda che descrive un sistema capace di individuare e correggere da solo i problemi software dei suoi dispositivi, PlayStation comprese. Il documento, segnalato da TweakTown sulla base dell'analisi dell'aggregatore Patentlyze, immagina un server cloud che tiene sotto osservazione l'hardware collegato alla rete e interviene senza che l'utente debba aprire un ticket di assistenza. L'obiettivo dichiarato è ridurre chiamate al supporto, richieste in garanzia e le lunghe procedure di troubleshooting guidato che oggi accompagnano ogni malfunzionamento.
Il meccanismo previsto è più articolato di un semplice aggiornamento automatico. Quando un dispositivo segnala un'anomalia, un large language model scrive sul momento un programma diagnostico costruito su quel problema specifico, lo invia alla macchina interessata e ne raccoglie i risultati dopo l'esecuzione in locale. A quel punto uno o più modelli di IA valutano i dati e decidono se serve un intervento correttivo: in caso affermativo il sistema può generare e distribuire il codice risolutivo, anche in versioni differenziate per area geografica, mentre se non c'è nulla da sistemare i dati vengono archiviati e passati a un tecnico per la revisione.
Il perimetro del brevetto non riguarda solo le console: il testo cita esplicitamente televisori, fotocamere e cuffie, quindi l'intera gamma di elettronica di consumo dell'azienda giapponese. Un punto a favore della fattibilità è che i prodotti Sony già dialogano costantemente con i server dell'azienda, per cui l'infrastruttura di comunicazione esiste e non servirebbe hardware aggiuntivo. Il vero elemento da costruire è invece lo strato decisionale, cioè la parte che stabilisce quando un problema è abbastanza grave da meritare una correzione automatica.
Restano però i rischi, e non sono secondari. Affidare a un modello generativo la scrittura di firmware da distribuire a milioni di apparecchi significa convivere con le allucinazioni tipiche dell'IA: codice difettoso a quel livello può rendere inservibile un dispositivo, e un canale capace di modificare l'elettronica in casa degli utenti richiede controlli di sicurezza e validazione molto rigidi. Il brevetto, sotto questo aspetto, descrive il processo ma non le contromisure.
Va ricordato che la domanda ha già incassato un rifiuto da parte dell'esaminatore dell'USPTO, quindi non è detto che venga concessa nella forma attuale. Sony, del resto, deposita migliaia di brevetti l'anno e molti non arrivano mai sul mercato: dal controller capace di diffondere odori alla stimolazione cerebrale a ultrasuoni per simulare gusto e olfatto al cinema. Per ora, in pratica, si tratta di una traccia di ricerca e non di una funzione annunciata per PlayStation 5 o per una futura console.
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