// IGN ITALIA — GAMING
Stupid Never Dies, l'amore ai tempi degli zombi nella nostra anteprima e intervista a GPTRACK50
Ci sono annunci che, nel caotico e talvolta monocorde frastuono dell'industria videoludica odierna, riescono a rapire l'attenzione con la semplice forza della loro sfacciataggine. Quando Stupid Never Dies si è mostrato per la prima volta al pubblico, la memoria è volata istantaneamente a Lollipop Chainsaw: un richiamo non tanto legato alla rigida struttura ludica, quanto a quella squisita e compiaciuta follia che permeava l'opera di Suda51. Pur trovandomi di fronte a un team di sviluppo del tutto diverso e con ambizioni che viaggiano su binari differenti, è stato impossibile non rimanere incuriosita da un concept tanto bizzarro quanto magnetico. E, per fortuna, la frenesia della Gamescom mi ha fornito l'occasione perfetta non solo per testare il gioco e iniziare a sviscerarlo, ma anche per fare due chiacchiere direttamente con il suo creatore, Eiichiro Sasaki.
Per chi non avesse seguito i recenti movimenti sismici del mercato giapponese, Stupid Never Dies rappresenta il biglietto da visita ufficiale di GPTRACK50, un promettente studio fondato nel 2022 che accoglie numerosi veterani storici fuoriusciti dalle fucine di Capcom. Sotto l'egida di figure di spicco come il producer Hiroyuki Kobayashi e lo stesso Sasaki, la software house ha scelto di battezzare il proprio esordio con un gioco esplosivo, la cui pubblicazione è attesa per il prossimo 21 ottobre 2026 su PlayStation 5 e PC. Anziché adagiarsi su formule stantie, il titolo tenta la via dell'ibridazione, fondendo dinamiche da gioco di ruolo d'azione orientato al combattimento con un loop di progressione che flirta apertamente con la struttura dei roguelite alla Hades.
L'incipit narrativo rifugge ogni velleità drammatica per abbracciare i toni di una commedia romantica grottesca in salsa non-morta. Il giocatore veste i panni in via di putrefazione di Davy, un banale zombie di infimo rango che si innamora perdutamente di Julia, una ragazza umana intrappolata in un sonno criogenico. Nel disperato e folle tentativo di riportarla in vita, il nostro improbabile eroe ingoia un misterioso uovo di fenice: un innesco narrativo che gli conferisce l'esclusivo potere di assorbire e fare proprie le mostruosità dei nemici sconfitti, lanciandolo in un'improbabile crociata contro il temibile Re dei Mostri.
Si tratta, in fin dei conti, di una variazione macabra e surreale di Romeo e Giulietta, esaltata da una direzione artistica vibrante, cromaticamente accesa e dichiaratamente ispirata alle avanguardie visive di opere animate come Spider-Man: Un nuovo universo. Le premesse per un'avventura capace di farsi ricordare ci sono tutte. Restava solo da capire se, al netto di questa estrosa e accattivante facciata narrativa da adorabile "underdog", il cuore del gameplay fosse altrettanto reattivo. Spoiler: il tempo spesoci a Colonia mi ha suggerito che il cadavere di Davy gode di un'insospettabile salute.
La mia prova di mezz'ora è iniziata, come da prassi per le build fieristiche, rigorosamente in medias res. Privata di qualsivoglia coordinata narrativa su come o perché mi trovassi lì, ho lasciato che fossero gli stessi sviluppatori a farmi da Virgilio in questo abisso di assurdità. E l'ingresso verso gli inferi, in Stupid Never Dies, è letteralmente la tazza di un gabinetto. Il collegamento fisico tra l'hub centrale del gioco – un centro commerciale abbandonato che funge da rifugio – e il labirintico dungeon principale è infatti un water giù per il quale Davy è costretto a gettarsi; o meglio, data la sua inesistente reattività, a farsi risucchiare. Ad amplificare una messa in scena che sprizza follia da ogni poligono, ci pensa la mobilità del nostro protagonista: per aggirare la fisiologica lentezza del suo incedere, nell'hub Davy può spostarsi scorrazzando a bordo di un provvidenziale robot aspirapolvere Roomba. Un tocco di classe grottesco che imposta fin da subito il tenore assurdo dell'esperienza.
Una volta gettatasi l'ironia alle spalle e sprofondati nell'effettiva azione, emerge però u