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Un esopianeta sembra emettere segnali radio: perché non sono alieni?
Il gruppo guidato da Kevin Ortiz Ceballos, del Harvard & Smithsonian Center for Astrophysics, riferisce di aver rilevato impulsi radio provenienti dall’esopianeta Beta Pictoris b. Secondo i ricercatori, è la prima localizzazione diretta convincente di un’emissione radio su un pianeta esterno al Sistema Solare. Il segnale offre un modo per stimare il campo magnetico del pianeta.
Per l’osservazione il gruppo ha usato MeerKAT, una rete di radiotelescopi in Sudafrica. Beta Pictoris b si trova a circa 64 anni luce dalla Terra ed è un gigante gassoso con una massa pari a circa dieci volte quella di Giove. I ricercatori hanno registrato brevi impulsi che si ripetono: la loro provenienza era il passaggio decisivo da verificare.
La stella attorno a cui orbita il pianeta si chiama Beta Pictoris e poteva essere confusa con la sorgente delle onde radio. Il gruppo ha confrontato le immagini radio della stella e del pianeta con le posizioni di quasar lontani, usati come riferimenti nel cielo. Da questo confronto gli impulsi risultano associati al pianeta. Lo studio non è ancora stato sottoposto a revisione paritaria.
I segnali radio non indicano una tecnologia aliena. Gli autori propongono che a produrli siano aurore generate dall’interazione tra particelle cariche provenienti dalla stella e gli strati superiori dell’atmosfera planetaria. Un altro processo naturale capace di generare emissioni radio è la riconnessione magnetica, quando i campi magnetici di una stella e di un pianeta molto vicino interagiscono direttamente; il gruppo ritiene più adatta al caso osservato la spiegazione aurorale.
Interpretando gli impulsi come emissioni aurorali, i ricercatori stimano per Beta Pictoris b un campo magnetico di circa 1.250 gauss. Per confronto, i valori riportati per Giove e la Terra sono rispettivamente circa 4,3 e 0,5 gauss. La misura proposta dà agli astronomi un nuovo elemento per studiare come si generano i campi magnetici planetari e da cosa dipende la loro intensità.
Una magnetosfera può schermare l’atmosfera dalle particelle cariche emesse dalla stella, che altrimenti potrebbero contribuire a disperderne il materiale. Beta Pictoris b, però, è un pianeta molto massiccio, con un’atmosfera spessa, e non è considerato un candidato a ospitare vita. Misure analoghe su pianeti più piccoli potrebbero aiutare a capire quale ruolo abbia la protezione magnetica nella conservazione delle loro atmosfere.
MeerKAT è anche uno strumento precursore dello Square Kilometre Array, un osservatorio radio in costruzione che avrà capacità superiori. La maggiore sensibilità prevista dovrebbe permettere di cercare emissioni dello stesso tipo in un numero più ampio di sistemi planetari. Gli astronomi avrebbero così più occasioni per confrontare i campi magnetici di pianeti con caratteristiche diverse.
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