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Cosa cambia tra Control Resonant e il primo gioco della serie? 5 differenze che devi saper
Se c'è una critica che proprio non si può muovere a Remedy, è che sia un team di quelli che si adagiano sugli allori. Mentre sempre più spesso arrivano sugli scaffali i sequel di serie famose che fanno poco o nulla per innovare o innalzarsi rispetto ai loro predecessori, lo studio finlandese ha deciso di adottare un approccio molto interessante con Control.
Dopo il successo ottenuto col primo capitolo, la software house capitanata da Sam Lake non ha optato per un seguito tradizionale, stravolgendo invece la formula originale. In attesa di poter mettere finalmente le mani su Resonant, probabilmente uno dei titoli più attesi e promettenti di questo popoloso settembre 2026, vi spieghiamo in che modo il secondo capitolo della serie prende le distanze dal suo prequel.
Una delle differenze che si fanno più notare tra i due giochi firmati Remedy Entertainment è senza dubbio quella legata al protagonista. Se nella precedente avventura abbiamo vestito i panni di Jesse Faden, questa volta la palla passa ad un nuovo personaggio, fortemente legato alla direttrice del Federal Bureau of Control (FBC). Parliamo infatti di Dylan Faden, il fratello di Jesse: questa figura è stata condotta nella Oldest House in tenera età, quando ha dimostrato di possedere poteri inimmaginabili, tanto da costringere la FBC, dopo aver condotto una serie di esperimenti, a contenerne il potere.È così che Dylan è entrato in un profondo coma da cui è uscito esattamente sette anni dopo le vicende del primo Control. Il giovane si risveglia in un mondo profondamente cambiato rispetto a come lo ricordava e con un obiettivo ben preciso: trovare sua sorella. La direttrice dell'FBC è infatti scomparsa e il lockdown della Oldest House è terminato nel peggiore dei modi: l'Hiss e le forze paranormali che infestavano l'edificio si sono scatenate in giro per le strade di Manhattan, trasformando la città. Ci ritroviamo quindi in un contesto differente, ma con una storia che per certi versi si ripete: se nel primo capitolo era Jesse ad inseguire Dylan, questa volta accade esattamente il contrario, ma entrambi i fratelli continuano a ricoprire un ruolo centrale nell'intreccio narrativo.
Come dicevamo a proposito del passaggio di testimone da Jesse a Dylan, anche il setting è oggetto di un cambiamento non di poco conto. Dopo aver esplorato la Oldest House nel primo Control, in Resonant ci ritroveremo in un mondo più aperto rappresentato da questa versione di Manhattan preda di forze sovrannaturali. È bene chiarire che non siamo di fronte ad un open world, ma possiamo parlare più di un'open map dalla struttura particolare, visto che la componente paranormale fa sì che ogni area sia fortemente alterata: non aspettatevi quindi una tradizionale città con qualche creatura da sconfiggere e un'estetica leggermente ritoccata, poiché ogni distretto presenta una conformazione particolare, tale da obbligare spesso e volentieri Dylan a ricorrere alle sue speciali abilità di movimento per poter alterare la gravità e poter raggiungere luoghi altrimenti inaccessibili. Questo non significa che il Federal Bureau of Control sia del tutto assente, dal momento che in Resonant troviamo anche un hub centrale in cui fare puntualmente ritorno per interagire con alcuni alleati e prepararci per completare le missioni primarie e secondarie in giro per la Manhattan distorta.
Remedy non si è limitata a modificare ambientazione e protagonista, poiché in Control Resonant troviamo addirittura un passaggio ad un genere ludico completamente diverso. Se l'avventura nei panni di Jesse era fondamentalmente uno sparatutto in terza persona, qui le cose cambiano drasticamente, poiché parliamo di un action RPG che strizza l'occhio a Devil May Cry e Gravity Rush: il primo per via del combat system ed il secondo per il sistema di movimento. È però la componente ruolistica che crea un ulteriore divario con il vecchio gioco dello studio finlandese, poiché modifica radicalmente il sistema di progressione. Dopo una prima fa