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EA Sport FC 27 - La recensione
Il periodo di lancio di EA FC, ogni volta, oltre a essere quel momento in cui inevitabilmente caschiamo di nuovo nelle dolci promesse di Electronic Arts riprendendo le nostre carriere dei sogni, a sbustare nella speranza che quest’anno col cacchio che mi faccio fregare e ad agitare il pugno contro il cielo per il gap di valutazione tra Premier League e resto del mondo, è anche un momento di bilanci di inizio stagione. In questa, tra l’altro, le vecchie volpi dall’altro lato dell’oceano han piazzato il momento FC 27 proprio nella lunga (lunghissima) pausa delle nazionali, dopo un mesetto di campionati nazionali, prime conferme, sorprese e perché no, la sensazione kojimiana che il calcio, proprio come la guerra, stia cambiando, è cambiato, una volta per tutte. O meglio, lo stava già facendo, ma quando anche la Serie A dopo cinque giornate non ha visto neanche un misero e identitarissimo zero a zero allora sì, le cose stan cambiando. Anche da noi, a volte, le partite sembrano proprio la Weekend League di FUT.
Ed è proprio da qui che parte la mia riflessione sul nuovo capitolo di una delle serie più amate e odiate dell’industria dei giochini elettronici. Quanto il calcio reale influenzi il videogioco e quanto, in maniera sottile, costante, epidermica e se vogliamo anche culturale, la generazione FIFA, anzi, pardon, EA FC si sia impadronita del calcio giocato. Nell’ultimo turno di Serie A, per esempio, tutti i calciatori sono scesi in campo con la loro bella card di Ultimate Team con "Overall" (come si dice nei salotti buoni dell’Instagram) stampato in bella mostra. Ecco, ho visto almeno una dozzina di giocatori metterci la mano sopra, chiaramente insoddisfatti della valutazione generale data da EA Sports. Questo piccolo grande gesto sovversivo, che viene dopo settimane di video social ufficiali delle squadre in cui i giocatori se la prendono più o meno velatamente, è l’ennesimo segnale di una fluidità incredibile tra la dimensione virtuale e reale.
EA FC, per quanto chiaramente votato alla spettacolarizzazione di ogni gesto, è una delle manifestazioni del calcio contemporaneo a tutti gli effetti. E quando, lo scorso anno, davanti ai risultati tennistici della Champions League, il giorno dopo in tutte le chat calcistiche su WhatsApp si diceva "ma che roba è, FUT?" a conti fatti non era poi una considerazione solo goliardica. L’identità sportiva della nuova generazione di calciatori e calciatrici passa per FIFA ed EA FC, che è parte integrante del processo di legittimazione, validazione e comunicazione del talento, dello stile, della notorietà. Non è un caso che con le nuove modifiche regolamentari che aumentano l’intensità, la velocità ed espongono maggiormente al rischio le squadre, e con molti più giovani in campo stiano aumentando vertiginosamente i gol, le azioni offensive e le filosofie calcistiche più contemporanee automaticamente si trovino avvantaggiate. Siamo in un enorme periodo di transizione culturale, regolamentare e geopolitico nel mondo del calcio, e l’importanza di EA FC, in questo processo, è tutt’altro che banale.
Benissimo, direte voi, ma questo cosa c’entra con FC 27? Tutto, perché il titolo calcistico di EA Sports ha un problema da risolvere, un po’ come qualsiasi grossa multinazionale che fa videogiochi: sollevarsi dal plateau piuttosto chiaro in cui la serie è finita fisiologicamente, macinando soldi, ma trovando difficoltà ad allargare ulteriormente una platea vastissima in un regime di quasi monopolio. C’è ancora spazio per trovare nuovo pubblico o trovare nuovi margini? È possibile tenere sotto lo stesso tetto le nuove generazioni più vicine al calcio degli highlights sui social, dei gesti, delle icone e meno alle partite, l’enorme fetta di persone che amano il calcio nella sua forma più profonda, tecnica e tattica e l’altrettanto nutrita parte di pubblico che vuole i bei giochi di una volta, con la carriera in cui sentirsi protagonista della propria storia calcistica? La risposta è esattamente FC 27, c