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Meta chiama Muse "superintelligenza personale", ma la vera scommessa sarà farci profitto
Mark Zuckerberg ha aperto il keynote del Connect 2026 chiamando Muse "la superintelligenza personale" che, a suo dire, miliardi di persone useranno per raggiungere i propri obiettivi. Le novità annunciate vanno dall'avatar in tempo reale Jolly, per videochiamate dal vivo, all'arrivo di Muse su Mac, dove l'assistente può operare qualunque applicazione sul desktop dell'utente al posto suo: "puoi allontanarti dal computer e Muse continua a lavorare su tutti i compiti che gli hai assegnato", ha detto il Chief AI Officer Alexandr Wang.
Dietro l'ambizione dichiarata, i dettagli concreti disegnano una piattaforma commerciale: nuove partnership con Stripe, Shopify e PayPal per i pagamenti, e retailer come Best Buy, Sephora e Walmart collegati direttamente all'assistente. Zuckerberg ha spiegato il modello di business senza giri di parole: Muse resta gratuito per un ampio numero di token, con l'aspettativa di guadagnare nel tempo trattenendo una piccola commissione su ogni transazione. In meno di una settimana dall'apertura della piattaforma agli sviluppatori, Meta ha ricevuto oltre 1.500 richieste di accesso ai connector.
L'avatar Jolly non è un gadget isolato: nasce da un modello dedicato, Muse Realtime Avatar, pensato apposta per dare una faccia e una voce a un software che finora restava senza corpo. Gli utenti potranno conversare dal vivo con il proprio agente, assegnargli compiti e fargli domande in tempo reale, la stessa direzione che Google ha preso pochi giorni prima con il proprio assistente dotato di un volto animato in tempo reale. Muse arriverà anche sugli occhiali smart di Meta, attivabile con una parola chiave: guiderà allenamenti personalizzati, registrerà i pasti, prenoterà appuntamenti e aiuterà ad acquistare prodotti visti attraverso le lenti, lavorando in background e segnalando quando ha finito.
Il catalogo Shopify intero, la possibilità di pagare con Shop Pay o PayPal, e presto Instacart accanto a GitHub, Granola e Notion: Muse avrà anche un proprio indirizzo email, aggiunto un thread o inoltrato manualmente dall'utente per farsi gestire la corrispondenza. È lo stesso spostamento da assistente conversazionale a livello di decisione che le applicazioni aziendali stanno vivendo nel mondo enterprise, qui applicato al consumatore privato.
Zuckerberg chiama Muse gratuito. "Gratuito" qui vuol dire solo che il conto arriva dopo, a ogni transazione, una piccola percentuale alla volta.
Oltre 1.500 richieste di accesso ai connector in meno di una settimana raccontano sviluppatori che vedono un canale di pagamento nuovo da costruire sopra un assistente personale. Wang lo ha detto sul palco senza filtri, definendola "un'opportunità generazionale" per chi costruisce su una piattaforma agli inizi. Lo stesso entusiasmo, dal lato opposto del mercato, ha già portato altre aziende a scoprire che un agente sempre attivo consuma risorse più in fretta di quanto un budget preveda.
Muse nasce da Muse Spark, il modello multimodale che Meta ha costruito apposta per il lavoro agentico: presentato a inizio settembre come un assistente capace di gestire email, prenotazioni e acquisti al posto dell'utente, un'alternativa più accessibile di quelli di OpenAI e Anthropic. Meta vende soprattutto l'infrastruttura che porta l'utente dalla richiesta all'acquisto, più che il semplice accesso al modello, la stessa architettura che il resto del settore sta già trasformando in un mercato a sé.
Chi decide quanto Muse costerà davvero è ogni singolo retailer che integra un connector e ogni sviluppatore che ne scrive uno nuovo: il prezzo per l'utente finale dipende da commissioni distribuite lungo una catena che sfugge al controllo diretto di Meta. Non tutti i retailer accettano di starci dentro: Amazon ha bloccato Muse dal proprio negozio a meno di due settimane dal lancio, riaprendo la stessa disputa su chi controlla il cliente in un commercio dove a decidere è un agente. Chi paga, alla fine, resta comunque chi compra attraverso l'agente: la commiss