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The Witcher 3 Remastered Recensione: vale di nuovo la pena giocarci dopo l'update gratis?
The Witcher 3 Wild Hunt torna nella sua forma migliore con l'edizione Remastered: un ottimo modo per iniziare o ricominciare l'avventura di Geralt
The Witcher 3: Wild Hunt Remastered torna sul mercato in un momento nel quale il gioco di CD Projekt RED non ha certamente bisogno di essere riscoperto o ripresentato a un pubblico che ne aveva smarrito un po' la memoria. Sebbene siano trascorsi più di dieci anni dalla sua pubblicazione originale, si tratta di uno di quei rari casi in cui un franchise rimane sulla cresta dell'onda senza conoscere momenti di stanca o importanti flessioni, e nel frattempo, il titolo è stato sottoposto a un importante aggiornamento next-gen che ha già migliorato sensibilmente il comparto tecnico, introdotto il ray tracing, portato il gioco a 60 fotogrammi al secondo e aggiunto numerosi interventi alla qualità globale dell'esperienza. La nuova Remastered parte quindi da una situazione molto diversa rispetto a quella di una normale riedizione, tant'è che non si tratta semplicemente di prendere il The Witcher 3 del 2015 e adattarlo a un hardware più potente. Questa nuova versione interviene anche su alcuni dei sistemi che regolano il combattimento, sulla progressione del personaggio, sulle animazioni, sulla gestione dell'equipaggiamento e su diversi aspetti dell'interfaccia e della conduzione di gioco. Il risultato, secondo quanto abbiamo potuto appurare nella sola versione PS5, è quello di un gioco che conserva integralmente la propria identità mentre prova a ridurre la distanza che nel corso degli anni si è inevitabilmente creata tra il suo impianto originale e gli standard raggiunti dai giochi di ruolo contemporanei.
Chi possiede già The Witcher 3 su console Sony ha avuto accesso dal 2022 a una versione tecnicamente molto più evoluta rispetto a quella uscita nel 2015, con modalità a 60 fps e ray tracing, texture e ombre migliorate, una maggiore distanza visiva, una nuova telecamera, il supporto alle caratteristiche del DualSense e numerosi interventi sulla cosiddetta quality of life.
Anche Hearts of Stone e Blood and Wine sono compresi nel pacchetto in via del tutto gratuita per chi possiede soltanto la versione base, offrendo così all'utenza l'intera produzione originariamente concepita da CD Projekt RED per accompagnare Geralt nel suo viaggio sul Continente. Quando The Witcher 3 irruppe sul mercato, il gioco di ruolo open world aveva già raggiunto una maturità considerevole. Le grandi produzioni occidentali avevano consolidato un modello basato sulla libertà di esplorazione, sulla presenza di un mondo esteso e sulla possibilità di costruire il proprio percorso attraverso una quantità crescente di attività. The Witcher 3 riuscì tuttavia a distinguersi dagli altri perché utilizzò quella struttura per uno scopo narrativo molto preciso: il Continente non venne concepito soltanto come uno spazio nel quale inserire missioni, combattimenti e oggetti da raccogliere, ma come un ambiente capace di sostenere le vicende dei personaggi. Velen, Novigrad e Skellige non sono semplicemente regioni differenti di una grande mappa: possiedono una propria identità, una propria storia e soprattutto un rapporto particolare con il protagonista. Geralt attraversa un mondo già segnato dagli avvenimenti, dalla guerra e dalle decisioni di coloro che lo hanno preceduto. La sua presenza modifica alcune situazioni, ma non determina l'esistenza stessa di quel mondo. Gli abitanti continuano a vivere, commerciare, combattere e morire indipendentemente dalla sua presenza, e proprio questa caratteristica contribuisce a dare al Continente una consistenza che molti open world costruiti secondo formule più convenzionali hanno faticato a raggiungere. È anche il motivo per cui le missioni secondarie rappresentano ancora oggi una delle componenti più riuscite dell'intera produzione, perché The Witcher 3 ha dimostrato che un'attività satellite non deve necessariamente avere la forma di un lungo combattimento o di una sequenza spettacolare