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Recensione Orbitals: splendido da vedere, un po' meno da giocare
Non so voi, ma io sono della filosofia che anche guardare un muro insieme sia sicuramente più divertente che guardarlo da soli. Ciò non significa che la qualità dell'esperienza debba sempre passare in secondo piano: un gioco cooperativo può anche essere mediocre e riuscire comunque a regalare qualche risata in compagnia, questo è sicuro, ma quando le due cose riescono a incontrarsi, be', è tutta un'altra storia.
Ce lo hanno dimostrato soprattutto i giochi di Hazelight Studios, da It Takes Two a Split Fiction, capaci di trasformare la cooperazione a schermo condiviso in momenti preziosi e coinvolgenti. È con questa aspettativa che ho iniziato Orbitals, arrivato in esclusiva su Nintendo Switch 2 con un'estetica da cartone animato anni '80. Le premesse, insomma, erano quelle giuste. Dopo averlo giocato però la sensazione è un po' più complicata da spiegare.
Orbitals è ambientato nello spazio e racconta la storia di Maki e Omura, due ragazzi sopravvissuti da bambini a una catastrofe. Diversi anni dopo, una nuova tempesta sta per abbattersi e rischia di spazzare via quel poco che rimane della loro piccola colonia spaziale. Per impedirlo, i due devono recuperare tre cassette necessarie a mettere in salvo gli abitanti.
La premessa è insomma semplicissima, e con lei lo è pure il suo universo, il quale fa pensare, con la sua squisita grafica, ad un mondo molto più grande di quello che viene effettivamente raccontato.
Ecco, se sperate di scoprire qualcosa in più sui personaggi, sulla catastrofe o sull'universo nel quale si muovono, rimarrete probabilmente delusi, perché Orbitals preferisce mantenere il racconto in superficie e utilizzarlo soprattutto come pretesto per una riflessione gradevole, ma molto derivativa sulla vita. E ci fermiamo qui, per lasciare a voi il piacere di scoprire il resto.
Orbitals è giocabile solo in cooperativa a schermo condiviso, in locale o online, proprio come i titoli a cui si ispira. A differenza di altri titoli dello stesso genere, lascia una certa libertà nella gestione degli strumenti, perché prima di scendere nella missione potete decidere insieme chi utilizzerà cosa, a scelta tra due gadget diversi.
C'è uno strumento che spara l'acqua, un altro che utilizza il laser, un altro ancora che consente di afferrare oggetti, oltre ad alcune aggiunte nelle fasi più avanzate. Non è quindi il gioco a imporvi necessariamente quale "arma" debba utilizzare ciascun giocatore. Potete parlarne, organizzarvi e decidere come dividervi i compiti. La cosa è senz'altro apprezzata, quantomeno è un punto di diversità, ma la stessa viene frenata dalla quantità piuttosto ridotta di gadget disponibili.
Non è raro ritrovarsi a utilizzare lo stesso strumento più volte, affrontando enigmi che cambiano solo leggermente rispetto a quelli già visti.
Alcuni funzionano bene e richiedono effettivamente coordinazione e comunicazione tra i due giocatori, mentre altri sono talmente intuitivi da sembrare quasi delle istruzioni da seguire passo dopo passo.
Ci sono momenti in cui basta abbassare una leva, utilizzare un laser per sciogliere del ghiaccio e permettere all'altro giocatore di passare, inclinare una piattaforma o creare un passaggio temporaneo. Sono situazioni che funzionano, ma che non spremono davvero fino in fondo il concetto di collaborazione.