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Trails in the Sky 2nd Chapter - La recensione
È davvero triste che queste settimane siano così piene di incredibili uscite al punto che, inevitabilmente, alcuni giochi anche molto validi non riescano a ritagliarsi lo spazio che meritano. La paura nei confronti di GTA VI ha infatti sconvolto il calendario annuale, trasformando settembre, un mese già di per sé affollato, in un inferno di lanci importanti accavallati l’uno sull’altro. Tra i giochi che rischiano di passare in sordina c'è Trails in the Sky 2nd Chapter, il JRPG di Nihon Falcom indubbiamente di nicchia, se paragonato ad altri pesi massimi. Lo scorso anno era arrivato il primo capitolo della saga, un rifacimento di The Legend of Heroes: Trails in the Sky, originariamente uscito nel 2004, mentre questo nuovo episodio rappresenta il suo sequel diretto riprendendo The Legend of Heroes: Trails in the Sky SC, pubblicato originariamente nel 2006.
Il precedente remake mi era piaciuto davvero molto, perché riusciva a creare un nuovo punto d’ingresso per chiunque volesse avvicinarsi al grande mondo di The Legend of Heroes, una serie che ormai conta decine di capitoli tutti interconnessi tra loro, e che risulta complicato affrontare senza recuperare titoli ormai molto vecchi e non sempre facili da trovare. 1st Chapter, inoltre, era un remake capace di rendere più moderno il gameplay e di aggiornare la storia senza sacrificare minimamente lo spirito dell’originale. Insomma, non vedevo l’ora di scoprire come sarebbe continuata l'avventura di Estelle e Joshua e, soprattutto, se le ottime premesse del titolo precedente sarebbero state mantenute.
Una cosa che apprezzo molto di Nihon Falcom è che non scende a compromessi sulla narrativa dei suoi giochi. Non a caso, ha costruito un enorme universo narrativo composto da svariati titoli, tutti ambientati nello stesso continente e, a grandi linee, nello stesso momento storico, per cui perdersene uno rende difficile apprezzare al meglio i vari capitoli. Funziona un po’ come il MCU e solo ora, dopo più di vent’anni, la software house ha pensato, proprio con questi primi due remake, di creare un punto d’accesso per i nuovi giocatori. Ve lo dico subito: se non avete giocato al primo capitolo, recuperatelo, perché non ha assolutamente senso iniziare la saga da questo. Il "2nd Chapter" del titolo non è messo lì per caso: in pratica, di due blocchi raccontano un’unica storia, perciò è fondamentale conoscere gli eventi precedenti.
C’è un breve ripasso all’inizio ma è troppo striminzito per fornire un’idea completa delle vicende e, soprattutto, per permettere di conoscere bene i personaggi. Anche per questo motivo non vi posso raccontare molto della storia, perché finirei per fare spoiler sulla conclusione del precedente episodio. Vi dirò solo che Estelle e Joshua si separeranno e la ragazza inizierà un viaggio per ritrovare il suo fratellastro, mentre all’orizzonte compariranno nuovi nemici, tra cui la misteriosa organizzazione segreta Ouroboros.
La cosa più bella di questo approccio è che, sin dai primi minuti, non si perde tempo con introduzioni dei personaggi o del mondo di gioco, ma si va dritti al sodo, dando vita a una narrativa ancora più avvincente e profonda rispetto a quella del capitolo scorso. I punti di forza di quest’avventura restano gli stessi, ossia i personaggi e il worldbuilding, ma vengono ulteriormente potenziati proprio perché, dando per scontato che molte cose siano già note, è possibile approfondire la trama ancora di più. Alla fine, il continente di Zemuria, dove si svolgono tutti i giochi della saga, e in questo caso specifico il Regno di Liberl, hanno una propria anima, e i dettagli con cui sono costruiti rendono il mondo un protagonista al pari dei personaggi.
A brillare maggiormente è senz'altro la storia, ricca di colpi di scena davvero inaspettati e portata avanti da un cast eccellente, sia per quanto riguarda il nostro party sia per gli antagonisti. Nel gioco si alternano momenti drammatici ad altri più spensierati, storie d’amore e situazioni comiche mo