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Claude non è in vendita in Cina? Arrivano i rivenditori di token sottobanco
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Anthropic non offre Claude in Cina, per ragioni di sicurezza nazionale e, in parte, per mantenere il vantaggio competitivo bloccando la capacità di distillare la conoscenza per i modelli cinesi a partire da quelli americani. Tuttavia, come in un romanzo di fantascienza cyberpunk, di cose ne succedono lo stesso.
Nel distretto di Haidian, a Pechino, dove si concentrano università e aziende tecnologiche, sei dei circa trenta inquilini di un anonimo palazzo di uffici vendono proprio questo: l’accesso a Claude e ad altri modelli di intelligenza artificiale americani. Lo racconta un occupante dell’edificio a The Information, nell’inchiesta firmata da Jing Yang, Juro Osawa e Qianer Liu e uscita il 2 ottobre.
Un altro inquilino, titolare di una società che rivende token, stima che in Cina ce ne siano migliaia, forse decine di migliaia, di simili alla sua. Per lo più sono piccole imprese a conduzione familiare. Secondo dirigenti e dipendenti di diverse aziende cinesi di AI sentiti dal giornale, sono loro il canale attraverso cui i principali laboratori del Paese arrivano ai modelli americani, perché da soli quell’accesso non lo ottengono.
Anthropic ha parlato di account falsi o rubati, ma molti rivenditori usano materiale proprio: indirizzi email e identità accumulati in anni di lavoro nelle criptovalute, nel commercio elettronico e in altri settori, con cui aprono account veri. Il pagamento passa per carte prepagate ricaricate in USDT, una delle stablecoin più diffuse. Un rivenditore di Shanghai descrive il metodo: richieste di account sia direttamente ad Anthropic sia tramite piattaforme di programmazione come Cursor, abbonamento Claude Code Max 20x da 200 dollari al mese, rimborso chies