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4Divinity alla conquista dell'Occidente: quattro action GdR e soulslike provati in anteprima
La Gamescom 2026 ci ha permesso di mettere le mani su un ventaglio di titoli davvero eterogeneo, e in questo articolo andremo ad analizzare una line-up specifica che ha prepotentemente attirato la nostra attenzione. Parliamo dell'etichetta asiatica 4Divinity, arrivata in forze alla kermesse di Colonia con una selezione di giochi pronti a espandersi sul mercato occidentale. Nelle prossime righe vi racconteremo la nostra esperienza con tre di questi progetti, a partire da Guns of Eschaton (sviluppato da Eschatology Entertainment e previsto per il 2026 su PC, PS5 e Xbox Series X/S), un intrigante incrocio tra sparatutto in prima persona e soulslike dall'ambientazione western-apocalittica a cura del compianto Viktor Antonov.
A seguire ci sposteremo in Oriente con due action-GdR che promettono di valorizzare le leggende locali: A Whisper of Fall: Jinyiwei di CangMo Game Entertainment, in arrivo su PC e PS5, calato nei complessi intrighi della dinastia Ming; e Genigods: Nezha, firmato Genigods Lab (sempre per PC e PS5), che esplora l'epica mitologia della creazione cinese portando in scena scontri su scala titanica. Chiuderà la rassegna un approfondimento dedicato a Sword Sage: Awakening, l'ultimo tassello di una scuderia senza dubbio ricca.
Tra tutti i titoli testati alla kermesse, Guns of Eschaton era senza dubbio quello che ci stuzzicava di più. La promessa di incastrare l'anima punitiva e metodica di un soulslike nell'ossatura di uno sparatutto in prima persona è questione da far tremare i polsi ma, pad alla mano, possiamo già dirvi che l'esperimento sembra incredibilmente centrato, al netto di un necessario riscontro sul gioco completo. Ci troviamo di fronte a un West apocalittico e occulto, un mondo morente che porta la firma indelebile del leggendario Viktor Antonov, qui al suo ultimo e affascinante lascito creativo prima della prematura scomparsa nel 2025 (dopo averci regalato universi come quelli di Half-Life 2, Dishonored e Prey).
Dimenticatevi i ritmi frenetici alla DOOM o gli sparatutto dove si vince di puri riflessi. Qui impersoniamo un individuo qualunque, fragile e braccato in un Vecchio Sud in fiamme, armato solo di una Colt, di un buon istinto omicida e della disperata volontà di tornare a casa. L'approccio al gunplay è squisitamente cerebrale: ogni proiettile ha un peso specifico vitale, ogni arma trasuda personalità e ogni mostro ha una debolezza da sfruttare. Durante la prova abbiamo impugnato unicamente la fida sei colpi, rimanendo spiazzati dalla cura maniacale riposta nel suo utilizzo. In Guns of Eschaton occorre letteralmente abbassare il cane prima di ogni singolo sparo. È una meccanica che richiede un'elasticità mentale non indifferente, andando a scardinare decenni di memoria muscolare sedimentata nei classici FPS; ci abbiamo messo un po' a ingranare, tuttavia una volta metabolizzata regala un feeling eccezionale e cadenzato.
I mostri che popolano questo incubo polveroso possono essere abbattuti a suon di piombo tradizionale, ma la vera chiave di volta risiede nel diario del protagonista. Appena incrociamo una nuova aberrazione, la sua debolezza viene registrata sulle pagine, sbloccando ulteriori dettagli strategici man mano che se ne uccidono altri esemplari (un tocco di classe assoluto: il testo è scritto in vera lingua Cherokee, decifrabile in anticipo solo da quei pochissimi eletti che la parlano nel mondo reale). Colpire questi punti deboli, soprattutto nel giusto ordine, massimizza i danni e innesca letali moltiplicatori legati all'equipaggiamento. E se temete di dover fare i salti mortali diventando il Clint Eastwood della situazione, tranquillizzatevi: gli sviluppatori hanno saggiamente rimosso una limitazione temporale iniziale giudicata troppo punitiva, rendendo l'esposizione del punto debole permanente nell'attesa che il giocatore completi la sequenza.
Il combat system si stratifica ulteriormente grazie a caratteristiche come il rimbalzo tattico dei proiettili e, a sorpresa, il parry. Ebben