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Perché il primo Game Boy aveva quello strano schermo verde?
Se pensiamo al primo Game Boy, una delle prime cose che ci vengono in mente è inevitabilmente quello schermo verde.
Oggi ha un fascino tutto suo, ma alla fine degli anni '80 Nintendo non lo scelse certo per renderlo più riconoscibile.
Il Game Boy utilizzava infatti un display LCD STN monocromatico, capace di mostrare quattro diverse tonalità. Per caratteristiche del pannello e dei filtri impiegati, quelle sfumature assumevano il tipico colore verde-giallastro che ancora oggi associamo immediatamente alla console.
La vera ragione dietro questa soluzione era soprattutto pratica. Nintendo voleva realizzare una macchina portatile economica, robusta e soprattutto capace di garantire una buona autonomia. Rinunciare a un display a colori e alla retroilluminazione permetteva di contenere consumi e costi, tanto che il Game Boy poteva funzionare per molte ore con quattro semplici pile AA.
Naturalmente c'erano anche diversi compromessi. Lo schermo richiedeva una buona fonte di luce esterna, il contrasto non era particolarmente elevato e nei giochi più veloci potevano comparire le famose scie tipiche dei vecchi LCD.
La filosofia dietro quella scelta viene ricordata anche nel film Tetris del 2023. In una scena Henk Rogers vede per la prima volta il prototipo del Game Boy e si sorprende dell'assenza del colore. Nel film gli viene spiegato che uno schermo a colori avrebbe richiesto otto batterie invece di quattro, aumentando troppo consumi e costi.
La scena romanza inevitabilmente alcuni dettagli, ma riassume bene l'idea alla base della console: meno spettacolare dei concorrenti, ma molto più pratica da usare davvero in mobilità. E quello strano schermo verde, alla fine, è diventato parte della sua leggenda.
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