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Clair Obscur è il "successore spirituale" di Final Fantasy e Lost Odyssey, secondo il suo director
Guillaume Broche, game director di Clair Obscur: Expedition 33, è tornato a parlare delle principali ispirazioni dietro il pluripremiato GdR a turni del suo studio, Sandfall Interactive, indicando ancora una volta Final Fantasy e Lost Odyssey come i riferimenti più importanti. Durante un episodio di Jeux Vidéo Club (via GamesRadar), Broche ha definito in particolare Lost Odyssey come "un'esperienza unica", spiegando che Clair Obscur: Expedition 33 rappresenta, almeno nelle sue intenzioni, una sorta di successore spirituale. "Per me, Clair Obscur è in un certo senso il suo successore. Era il mio tipo di gioco preferito e nessuno ne realizzava più. Così mi sono detto: facciamolo noi".
Broche ha ricordato come Lost Odyssey, pubblicato originariamente su Xbox 360, fosse stato accolto freddamente all'epoca perché considerato troppo legato ai JRPG classici. "Era un gioco eccezionale. Molto lineare, con incontri casuali proprio come i vecchi Final Fantasy, e molti lo liquidarono come un titolo appartenente a un'altra epoca". Per il director francese, invece, il gioco di Hironobu Sakaguchi resta uno dei migliori GdR mai realizzati grazie soprattutto alla sua componente narrativa. "Ha una storia incredibile. È stato l'ultimo gioco che mi ha fatto piangere. Ancora oggi ogni tanto riascolto la colonna sonora e torno a immergermi in quel mondo. È stata una delle esperienze più potenti ed emozionanti della mia vita da videogiocatore".
Secondo Broche, Lost Odyssey è stato anche l'ultimo grande GdR a turni con una produzione ambiziosa e una grafica realistica, prima che il mercato si spostasse verso altre formule. "Da allora sono usciti tanti giochi a turni come Octopath Traveler, Persona o Like a Dragon, ma nessuno con una storia drammatica e una produzione di quel livello. Lost Odyssey è stato l'ultimo". È proprio da questa convinzione che è nato Clair Obscur: Expedition 33, con l'obiettivo di raccogliere l'eredità di un tipo di gioco che, secondo il suo creatore, l'industria aveva ormai smesso di realizzare.