// PUNTO INFORMATICO — CYBERSECURITY
Sicurezza “consumer” evoluta: proteggere la famiglia digitale oltre antivirus e VPN
Per anni abbiamo immaginato la sicurezza domestica come una porta da blindare: antivirus sul computer, VPN in hotel o sul Wi-Fi del bar. Restano difese utili, ma oggi non bastano più.
Il truffatore raramente attacca il dispositivo: preferisce attaccare la persona. Un SMS del corriere, un messaggio WhatsApp con il logo della banca, un annuncio con il volto di un personaggio famoso, una telefonata con la voce di un figlio o di un collega. Non deve forzare nulla: basta convincere qualcuno. E lo fa passando da un canale all’altro, finché ogni contatto sembra confermare il precedente.
Intanto la casa si è riempita di dispositivi connessi. Telecamere, videocitofoni, smart TV, lampadine, prese intelligenti, baby monitor, console, stampanti, assistenti vocali. Sono comodi, certo, ma spesso lasciati a sé stessi: password predefinite mai cambiate, aggiornamenti rimandati, funzioni attive di cui nessuno ricorda più l’esistenza. Ognuno può diventare un varco nella rete di famiglia, la stessa su cui lavoriamo, paghiamo le bollette e conserviamo i documenti.
A ciò si aggiunge l’intelligenza artificiale generativa. Creare un messaggio credibile, un sito clonato, una voce sintetica o un video manipolato costa oggi poco e non richiede competenze particolari. Una truffa che un tempo tradiva errori di grammatica o immagini sgranate può ora essere ben scritta, ben pronunciata e costruita sulle informazioni che abbiamo lasciato in rete.
Proteggere una famiglia, dunque, non significa installare un altro programma. Significa configurare con attenzione la casa connessa, costruire abitudini condivise tra genitori e figli e scegliere strumenti capaci di accompagnare le persone anche nei canali in cui arrivano i tentativi di truffa. In questo articolo vediamo come sono cambiate le minacce, quali impostazioni adottare subito, come parlarne in famiglia e cosa fare se si è caduti in una truffa.
Il pacco in giacenza è il classico. Arriva un SMS con un link, la pagina somiglia a quella del corriere e chiede pochi euro per “sbloccare la consegna”. Chi inserisce i dati della carta riceve, di solito, una telefonata da un finto operatore della banca che conosce già nome e cognome e propone di “mettere al sicuro il conto”. A volte la conversazione si sposta su WhatsApp, dove arrivano loghi, moduli e documenti dall’aspetto ufficiale.
Cambiano le esche, non lo schema: un annuncio di investimento promosso da un personaggio famoso, un’offerta troppo conveniente su un marketplace, un acquirente che propone di concludere “fuori dalla piattaforma”. Ogni passaggio dà una piccola conferma al precedente, e la fretta fa il resto.
Un messaggio può contenere informazioni vere su di noi ed essere comunque una truffa. Molti dati circolano da anni dopo vari data breach e, uniti a ciò che pubblichiamo online, rendono il raggiro credibile. Secondo il Global Scam Intelligence Report 2026 di Bitdefender, nel 2025 le truffe online hanno causato perdite stimate per 442 miliardi di dollari ai consumatori, colpendo una persona su sette.
Il cambio di passo è l’intelligenza artificiale generativa. Bastano pochi secondi di audio, magari presi da una storia pubblica o da un vocale inoltrato, per generare un clone vocale abbastanza credibile. Così nascono scenari che fino a poco tempo fa sembravano da film:
la telefonata del figlio o del nipote in difficoltà, che chiede un bonifico urgente;