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Cosa prevedeva l'accordo triennale banche-governo da 10,5 miliardi
L'accordo triennale che le banche rivendicano aver siglato con il governo lo scorso anno, in occasione della legge di bilancio, stabiliva una serie di misure fiscali a carico del settore per un importo complessivo, dal 2026 al 2029, di circa 10,5 miliardi di euro di contributi aggiuntivi.
La prima misura interveniva, nello stesso periodo, per lo slittamento delle Dta (imposte differite attive), era poi prevista la riduzione della deducibilità sulle perdite pregresse ed eccedenze Ace e della deducibilità degli interessi passivi.
Quindi si dava alle banche la possibilità di affrancare con un'aliquota agevolata la riserva costituita nel 2023 in alternativa alla tassazione straordinaria decisa quell'anno. Opzione che quasi tutte le banche hanno scelto portando alle casse dello Stato circa 1,8 miliardi di euro.
Sempre lo scorso anno il governo ha deciso anche l'aumento di due punti percentuali delle aliquote Irap per banche, intermediari finanziari e imprese di assicurazioni (escludendo Sim, Sgr, Sicav e Holding industriali) relativamente ai periodi d'imposta 2026, 2027 e 2028. Aliquota che era già superiore rispetto a quella applicata alle altre aziende dove è al 3,90% e che è passata quindi dal 4,65% a 6,65% e per le assicurazioni è salita al 7,9% L'Abi aveva segnalato peraltro come considerando altresì delle ulteriori maggiorazioni regionali applicata nella generalità dei casi alle banche, l'aliquota complessiva si è attestata intorno al 7,40%.