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Shalabayeva, il pg della Cassazione chiede un nuovo appello per i cinque poliziotti
Arriverà giovedì pomeriggio la sentenza della Cassazione sul caso Shalabayeva. I giudici della prima sezione penale, al termine della discussione, hanno rinviato la lettura del dispositivo alle 15 del 22 ottobre. I Supremi giudici dovranno decidere in merito alle richieste avanzate dalla Procura generale.
Il pg Alessandro Cimmino ha chiesto un nuovo processo di appello per i cinque poliziotti coinvolti nella vicenda che risale al 2013. Il rappresentante dell'accusa ha, però, fatto dei distinguo per le varie posizioni. Nelle richieste è stato differenziato l'operato degli allora vertici della Squadra Mobile di Roma rispetto a quello dell'ufficio Immigrazione. In particolare il pg ha chiesto un appello ter per l'ex capo della Mobile, Renato Cortese - che era presente in aula - e per i funzionari Luca Armeni e Francesco Stampacchia solo per l'accusa di sequestro di persona della figlia di Alma Shalabayeva, sostenendo che non è provato il dolo e non riconoscendo così il concorso. Diversa, invece, la valutazione per l'ex responsabile dell'Immigrazione Maurizio Improta e per il funzionario dello stesso ufficio Vincenzo Tramma. Per loro è stato sollecitato un nuovo appello limitatamente alle attenuanti generiche, ritenendo invece sussistente il dolo legato al sequestro della minore.
Per tutti è stato inoltre chiesto il riconoscimento dell'intervenuta prescrizione per il sequestro di persona della moglie del dissidente kazako Muktar Ablyazov. Il 28 maggio di tredici anni fa Alma Shalabayeva fu fermata dalla polizia in una villa a Casalpalocco, nella zona sud della Capitale, dove gli agenti stavano cercando il marito. Alla donna fu contestato il possesso di un passaporto falso e venne disposta l'espulsione. Lei e la figlia furono accompagnate su un aereo diretto in Kazakistan, ma il provvedimento venne successivamente revocato il 5 luglio
. La Procura di Roma aprì un'inchiesta che, per competenza, passò poi a quella di Perugia, essendo coinvolta una giudice di pace successivamente assolta. Nel primo processo di appello - nel giugno del 2022 - gli imputati vennero assolti. In seguito, dopo una prima pronuncia della Cassazione, il procedimento è approdato davanti ai magistrati di Firenze per un nuovo giudizio. Nel novembre del 2025 i giudici di secondo grado, non accogliendo le richieste della procura generale, che aveva sollecitato l'assoluzione, hanno condannato a quattro anni tutti gli alti funzionari di polizia coinvolti nella vicenda. La decisione della Suprema Corte è ora attesa per chiarire definitivamente le singole posizioni degli imputati e stabilire se il procedimento dovrà tornare ancora una volta davanti ai giudici di merito.