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Il Walkman Sony costa 4.999 euro: cosa offre oltre al rame placcato oro
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Il Walkman Sony arriva a 4.999 euro: è il prezzo italiano del nuovo NW-WM1ZM3, lettore musicale Android con telaio in rame placcato oro. Presentato insieme a NW-WM1AM3 e, negli Stati Uniti, NW-ZX900, si rivolge agli appassionati dell’ascolto in cuffia disposti a investire in un dispositivo dedicato.
Per capire cosa offre, però, conviene guardare alle connessioni, all’autonomia e all’amplificazione, distinguendole dalle promesse sonore legate ai materiali.
Dal primo Walkman del 1979 sono passati 47 anni (qui raccontiamo la storia della sua nascita). La musica portatile è ormai alla portata di chiunque possieda uno smartphone; questa nuova gamma punta invece su un pubblico di nicchia, con prezzi che richiedono qualche spiegazione in più rispetto alla nostalgia per le cassette.
I nuovi lettori utilizzano Android 16, hanno schermo touch, Wi-Fi per le applicazioni musicali e ricarica USB-C. La gamma americana comprende tre modelli:
Per l’Italia Sony ha annunciato commercialmente i due modelli Signature, NW-WM1AM3 e NW-WM1ZM3, con disponibilità da novembre 2026.
Sul modello superiore, i 256 GB nominali corrispondono a circa 207 GB disponibili: sistema e software occupano parte dello spazio. L’espansione tramite scheda di memoria permette di ampliare la raccolta locale senza dipendere soltanto dai download delle app.
Resta anche l’omaggio al passato: durante la riproduzione l’interfaccia può visualizzare una musicassetta, con un aspetto che varia secondo il codec del brano.
Il cuore audio è l’amplificazione digitale S-Master HX. L’uscita bilanciata è pensata per cuffie dotate del collegamento appropriato; sul modello superiore utilizza un connettore da 4,4 mm. Anche il DSD nativo richiede la connessione bilanciata: sull’uscita non bilanciata viene convertito in PCM. Sono dettagli più utili per scegliere cuffie e cavi rispetto alla sola lista dei formati supportati.
FLAC e Apple Lossless, o ALAC, conservano senza perdita i dati audio codificati; MP3 usa invece una compressione con perdita. Il DSD adotta una rappresentazione differente del segnale. Leggere questi formati amplia la compatibilità con le raccolte musicali, ma non dimostra da solo una superiorità sonora.