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Questa moto ha 366 CV e la trazione integrale, ma il vero segreto è nella ruota anteriore
Un motore elettrico che gira al contrario e trazione integrale: ecco la Furion Taran, la moto concept da 366 CV che punta a rivoluzionare la guida su strada
Ben 366 cavalli, 230 chili di moto (batteria inclusa) e due ruote motrici. Basterebbero questi tre dati per far saltare sulla sedia qualsiasi appassionato di due ruote. Eppure la Furion Taran, concept bike d’oltralpe firmato dal marchio francese Furion, nasconde qualcosa di ancora più azzardato. Un motore elettrico infilato direttamente nel mozzo anteriore che gira al contrario rispetto al senso di marcia.
Non è un semplice esercizio di stile per stupire alle fiere. Dietro questo schema quasi “eretico” c’è un’idea precisa. Dimostrare che spostare e invertire il lavoro del propulsore elettrico può trasformare due dei momenti più critici della guida in moto, ovvero la staccata e l’inserimento in curva.
Parliamoci chiaro. In moto, la fisica non concede sconti. Quando si pesta sui freni, il trasferimento di carico schiaccia l’avantreno a terra e scarica il retrotreno. È davanti che si concentra tutta l’aderenza disponibile. Ma è proprio lì che Furion ha deciso di piazzare un motore a flusso assiale, una tecnologia compatta e ad altissima densità di potenza, già vista su mostri a quattro ruote come la Koenigsegg Regera e la Mercedes-AMG GT elettrica.
La scelta è doppiamente strategica. Il motore EV è gestito da una centralina che ripartisce la coppia tra i due assi. Il propulsore anteriore non si limita quindi a spingere fuori dalle curve, ma diventa un generatore primario quando si chiude il gas. Lavorando sulla ruota che ha più grip in decelerazione, offre un recupero di energia in frenata molto superiore a quanto potrebbe mai fare un qualsiasi sistema montato dietro.
La vera scommessa tecnica, però, riguarda la dinamica di guida. Facendo ruotare il motore anteriore in senso opposto a quello della ruota, la Taran punta ad azzerare l’effetto giroscopico, quella forza fisica che tende a mantenere la ruota dritta e che oppone resistenza quando si vuole buttare la moto giù in piega.
Se la teoria regge alla prova dell’asfalto, il risultato dovrebbe essere un’agilità in curva disarmante, con cambi di direzione fulminei a fronte di un peso complessivo tutt’altro che piuma.
Esteticamente la Taran non fa nulla per passare inosservata. Disegnata a quattro mani da L’Agence Pigment e da Takumi Yamamoto, la matita che trasformò la visionaria GT by Citroën da rendering per Gran Turismo a vettura marciante, la moto elettrica prende il nome da Taranis, la divinità celtica del tuono.
Le linee sono un taglio netto con il passato. Spigoli vivi, pannelli angolosi, una sella ridotta al minimo indispensabile e un’impostazione visiva caricata tutta sulla ruota davanti.
La scheda tecnica promette numeri da capogiro: 240 kW di potenza (i famosi 326 CV), un pacco batterie da 20 kWh e un’autonomia stimata di 200 km nell’uso reale. Va detto chiaramente, però, che per ora parliamo di stime ipotetiche e non di dati omologati.