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Vampire: The Masquerade - Bloodlines 2 un anno dopo, la rinascita di un GdR?
Quando Vampire: Bloodlines 2 uscì sul mercato, esattamente un anno fa, non mi fece esattamente una buona impressione. Nonostante sia legato a un universo che amo, il gioco appariva raffazzonato, con missioni, personaggi, libertà d’azione e in generale ogni sua componente che lasciava a desiderare, in un modo o in un altro. La storia insegna, però, che le cose possono migliorare. No Man’s Sky, Cyberpunk 2077, sono tutte prove che l’impegno degli sviluppatori può di fatto resuscitare un titolo che ha avuto un lancio traballante, strappandolo dall’oblio e donandogli un ruolo dignitoso nell’ecosistema dell’intrattenimento.
Durante gli ultimi dodici mesi Vampire: Bloodlines 2 ha ricevuto numerosi aggiornamenti, due espansioni e modifiche nette al gameplay; al termine di questo ciclo di riammodernamenti ho voluto riprovare l’intera avventura, e penso che valga la pena dare una seconda chance a un gioco che, a suo tempo, avevo bocciato completamente. Dato che non amo girare troppo attorno alle cose, gli sviluppatori hanno davvero migliorato quasi ogni singolo aspetto del gioco ascoltando le proteste dei fan. Un vampiro anziano incapace di usare armi? Risolto. Armi da fuoco praticamente inutili? Risolto. Problemi di ritmo e sezioni di gameplay ripetitive? Sì, risolte anche queste.
Ora Phyre, dopo la creazione, è in grado di raccogliere da terra armi bianche e usarle per combattere, e ciascuna appare dotata di specifiche capacità e caratteristiche, con le lame magari poco efficaci contro le corazze o i martelli giganti, data la loro natura di strumenti a impatto, meno utili contro vampiri. I succhisangue, proprio come nel gioco di ruolo cartaceo, presentano infatti forti resistenze a quel tipo di danno, e con loro anche le pallottole servono a poco. La possibilità di utilizzare la telecinesi rimane a disposizione di conseguenza, se si è raccolta una spada per affettare due ghoul, in seguito la si può scagliare a distanza, magari per eliminare un vampiro armato di mitra.
Phyre può anche utilizzare le armi da fuoco, partendo da normali pistole a fucili d’assalto o balestre con punte esplosive. Ognuna ha il suo punto di forza e, come nella controparte cartacea, i fucili a pompa rimangono una delle scelte migliori contro i vampiri. Non è possibile cambiare i caricatori, tuttavia questa circostanza specifica non mi ha urtato particolarmente; prima di tutto, per quanto Phyre abbia avuto modo di utilizzare le prime armi da fuoco create prima di cadere in torpore, sicuramente non conosce le minuzie tecniche degli ordigni moderni. Secondariamente - ma non per importanza - dietro c'è stata sicuramente una scelta di bilanciamento.
The Chinese Room ha anche migliorato un aspetto estremamente tedioso nel gioco originale, ossia le parti in stile "walking simulator" in cui si vivono i ricordi di Fabien, l’investigatore la cui anima fa compagnia a Phyre nel corso dell'avventura. Erano sezioni magari importanti per la trama, ma l’estrema lentezza con cui si evolvevano e il fatto che apparivano molto lineari faceva sì che la pura e semplice idea di rigiocare Bloodlines 2 fosse non dico deprimente, ma quasi. Ora, all’inizio di una nuova partita, oltre a poter creare un livello di difficoltà personalizzato si può anche scegliere di vivere solo l’avventura di Phyre o, se lo si desidera, esclusivamente quella del detective.
Le modifiche sono andate più a fondo, andando a influenzare alcuni elementi come la disponibilità di missioni secondarie. Ad esempio, durante la mia prima partita utilizzavo una Lasombra (basato su un personaggio analogo della versione cartacea di Vampiri: la Masquerade), e inspiegabilmente un Banu Haqim le chiedeva di commettere delitti a nome del proprio clan. Chiunque conosca l’ambientazione sa che questo non avverrebbe mai nella "realtà". Ora, a distanza di un anno, nei panni di una Tremere ho potuto interagire con il Banu Haqim, ma ovviamente non ha neanche accennato ai suddetti incarichi, e ho potuto accedere unicamente alle m