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Copilot al posto dell’App Store? Microsoft immagina un Windows che il software se lo costruisce da sé
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Da almeno trent’anni il rito è lo stesso di sempre: serve un programma, lo si cerca, lo si scarica, lo si installa. Microsoft vuole cambiare le regole. Dopo l’evento Windows e Surface del 7 ottobre, il CEO dell’azienda di Redmond Satya Nadella ha descritto su X un futuro in cui l’utente non sceglie più tra le app disponibili in uno store, ma chiede all’assistente di crearle. Il CEO ha usato una formula a effetto: il PC come una “fabbrica di software infinita”.
Il cuore della proposta è la modalità Code di Copilot: si descrive a parole ciò che serve (un’applicazione, una dashboard, un flusso di lavoro automatizzato) e l’IA lo genera. Su Windows, secondo Microsoft, il risultato può essere un’app nativa ottenuta con una sola richiesta.
A fare il lavoro è MAI-Code-1.1 Flash, modello di programmazione sviluppato internamente da Microsoft. I numeri sono importanti: 137 miliardi di parametri complessivi, di cui solo 6,8 miliardi attivi a ogni passaggio, e una finestra di contesto di 256.000 token. Per farlo girare su una macchina personale, Microsoft lo ha quantizzato a 3 bit, riducendone il peso di circa l’80%.
L’argomento economico è chiaro: più lavoro in locale significa meno token consumati nel cloud. Il rovescio della medaglia è altrettanto evidente: quello che si risparmia in abbonamenti si rischia di spenderlo in hardware.
Ed è proprio l’hardware il primo scoglio. Stando a un documento tecnico ripreso da TechRadar, la versione locale del modello occupa 53 GB e, a contesto pieno, ha raggiunto i 75,5 GB di memoria sul Surface Laptop Ultra con piattaforma NVIDIA RTX Spark usato nei test. Tradotto: serve la configurazione da 128 GB, l’unica sopra i 64 GB, che costa 6.879 euro e non è ancora in vendita. Le prestazioni dichiarate, quindi, al momento non sono verificabili da nessuno al di fuori di Microsoft.
Lo stesso vale per i confronti con il Mac che l’azienda ha messo in vetrina: i PC RTX Spark sarebbero fino a 2,1 volte più rapidi nel produrre il primo token, 4,3 volte nella generazione di immagini e 6,2 volte in quella video rispetto a un MacBook Pro 16″ M5 Pro con 64 GB. Le note a piè di pagina, però, chiariscono che si tratta di test commissionati da Microsoft o condotti da NVIDIA, su macchine di preserie e con modelli selezionati ad hoc. Inoltre il “tempo al primo token” misura soprattutto l’elaborazione del prompt, non la velocità con cui il testo viene poi generato.
C’è poi una sfumatura che il messaggio di Nadella tralascia e che la documentazione tecnica invece esplicita. L’instradamento dei compiti avviene caso per caso tramite GitHub HydraFusion, che decide se un’attività va eseguita sulla macchina o nel cloud. Usare un modello locale, insomma, non rende la sessione indipendente da Internet. E per ora la funzione arriverà soltanto come anteprima sperimentale a fine mese.
Today marks a new chapter for Windows, as we bring unmetered intelligence to every desk and every home, and make every PC a place where agents can work securely on your behalf.
• MAI-Code-1.1 Flash: 137B parameter coding model w/ 256K… pic.twitter.com/XHEGXmHUCq