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TIM e Nvidia: il paradosso dell’AI sovrana italiana che gira su chip USA
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Quando si entra nel paradosso della gestione “sovrana” delle informazioni digitali non bisogna fare l’errore di pensare che sia un sinonimo di “autarchia”: non si andrebbe da nessuna parte. E questo è chiaro, ovviamente. Rimane però il problema di capire dove mettere il confine tra quello che è sovrano e quello che non lo è. TIM sta scegliendo la strada più semplice: non lo dice.
Il 21 ottobre 2026 Jensen Huang, fondatore e amministratore delegato di Nvidia, è salito sul palco del Tempodrom per aprire a Berlino la conferenza GTC Berlin. Lo stesso giorno TIM ha annunciato che la sua divisione TIM Enterprise costruirà con l’azienda di Santa Clara una piattaforma di intelligenza artificiale sovrana, ospitata in Italia e destinata a imprese, pubblica amministrazione, startup e centri di ricerca. Il filo conduttore è l’aggettivo, “italiano”, che mette insieme due mondi diversi.
La piattaforma mette insieme infatti l’infrastruttura cloud centralizzata del gruppo, la rete di nodi distribuiti sul territorio e la dotazione completa di Nvidia, dai chip al software. Il perimetro dovrebbe essere garantito da controlli su localizzazione dei dati, governance degli accessi, sicurezza e conformità normativa. L’amministratore delegato del gruppo, Pietro Labriola, descrive l’obiettivo come la possibilità di rendere l’intelligenza artificiale accessibile su larga scala senza rinunciare al controllo di dati e processi.
Il catalogo ruota attorno ai modelli aperti. TIM Enterprise offrirà servizi gestiti per ospitare, perfezionare, valutare e far funzionare modelli personalizzabili, a cominciare dalla famiglia Nemotron di Nvidia, mentre NeMo Guardrails servirà ad applicare regole programmabili alle applicazioni. Accanto ai modelli di Nvidia sono previsti quelli di università, centri di ricerca, imprese e aziende italiane nate attorno all’intelligenza artificiale, senza che il comunicato di TIM ne faccia i nomi.
Sul resto il testo tace: non si sa quali unità di elaborazione grafica (le GPU) verranno impiegate, né quando né a che prezzo. La cornice è quella del cloud sovrano, un’idea che nel dibattito europeo chiede il controllo dell’intera filiera, dai server al software, dalle chiavi crittografiche alla governance, e quindi si estende ben oltre l’ubicazione fisica dei dati.
Se si guardano i requisiti europei, l’hardware smette di essere un dettaglio. Nell’ambito del quadro europeo sulle infrastrutture e i servizi cloud (Ipcei Cis), Tim sta sviluppando in Italia nodi edge cloud dotati di gpu Nvidia. La strategia dichiarata è estendere l’elaborazione dal cloud centralizzato ai nodi distribuiti, portando il calcolo accelerato vicino ai luoghi in cui i dati nascono e vengono usati. Per esempio, un modello che analizza le immagini di un ospedale o i sensori di uno stabilimento può girare in un nodo sul territorio, invece che in una regione cloud lontana, magari all’estero.
Le gpu, nate per i videogiochi e diventate il motore dell’intelligenza artificiale, servono ad addestrare i modelli e a farli rispondere. Chi le produce governa anche il software con cui si programmano: Cuda, lanciato da Nvidia nel 2006, è ancora il punto di partenza per chi vuole farle lavorare. Un data center in Italia ospita dunque macchine il cui progetto, e buona parte dell’ecosistema software, stanno altrove.
La sovranità si può osservare a strati. I dati stanno in Italia, le operazioni le gestisce un operatore italiano, lo stesso che con Leonardo gestisce il Polo strategico nazionale, il cloud nazionale della pubblica amministrazione. Gli strati più bassi, chip e software di programmazione, rimandano invece a un solo fornitore. Il controllo italiano dell’infrastruttura non coincide quindi con l’indipendenza dai fornitori tecnologici statunitensi. In un’analisi pubblicata ad aprile 2026 su Agendadigitale, Serafino Sorrenti osserva che in certe formule di cloud sovrano la sovranità è più una costruzion