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Croc 2 Kingdom of the Gobbos Recensione: un platformer tra ricordi, limiti e contenuti inediti
La storica saga platform Croc ritorna su console moderne con una remaster grafica e una ricca enciclopedia virtuale dedicata.
Protagonisti indiscussi dell'epoca iniziale dei videogiochi, i ragazzi di Argonaut Software hanno segnato il medium collaborando con tutte le più grandi protagoniste di quei tempi: dai primi progetti sul Commodore 64 allo storico Starglider per Atari ed Amiga, negli anni 90 approdano sulle sponde nipponiche e sviluppano quella pietra miliare di Star Fox per Super Nintendo (recentemente tornato con una nuova veste grafica con il remake di Star Fox).Quelli che seguono sono anni di impegni profusi nella progettazione di chip al limite del pionieristico, ma con l'avvicendarsi del nuovo millennio la compagnia torna a sviluppare un vero e proprio videogioco con Croc, nel 1997. A quasi trent'anni di distanza il sequel di quell'indimenticabile pezzo di storia torna sulle console di ultima generazione con una versione rivista sul piano grafico, ma le aggiunte più significative si ritrovano in un'enciclopedia virtuale che ha dell'incredibile.
Tornati recentemente di moda grazie agli sforzi di team non giganteschi ma di certo talentuosi, i platformer erano spariti dai radar nel corso degli anni 2000 dopo un periodo di saturazione del mercato che aveva sancito la netta vittoria di due sole realtà giapponesi, le quali si contendono la scena delle console anche ai nostri giorni.Se Nintendo aveva segnato la via con l'avveniristico Super Mario 64, un titolo capace di far saltare il banco cambiando per sempre la fisionomia videoludica degli anni a venire, PlayStation inseguiva l'idraulico baffuto sulla vigorosa spinta dei vari Crash Bandicoot e Spyro, mentre altre serie cercavano di rimanere in scia adeguandosi alle nuove regole scritte dai personaggi principali della scena.
Tra le saghe del periodo meno fortunate dal punto di vista commerciale rientra anche Croc, che con i suoi due capitoli si è ritagliata uno spazio importante nel cuore di tanti appassionati nonostante una ricezione non proprio indimenticabile.La prima avventura di Croc, in realtà, riuscì a piazzare più di un milione di copie negli Stati Uniti al netto delle controversie legate ad un gameplay derivativo, mentre il sequel ha venduto nettamente meno non riuscendo a giustificare la messa in cantiere di ulteriori seguiti. È proprio questo secondo capitolo che Argonaut ha deciso di ripassare sotto la lente di una remaster, dopo aver effettuato la stessa operazione con il prequel lo scorso anno, riportando alla luce un videogioco forse troppo timoroso nello sviluppare quelle idee originali che gli avrebbero garantito un impatto maggiore nel panorama degli anni '90.
Restaurato il titolo originale che al lancio decisero di troncare, Croc 2 Kingdom of the Gobbos è un platformer in tre dimensioni strutturato in maniera molto lineare: a partire da un'ambientazione che funge da snodo centrale dell'avventura, il simpatico protagonista accede ai vari livelli per aiutare i Gobbos a respingere gli assalti dei malvagi Dantini, i quali hanno richiamato il loro leader dall'oltretomba grazie ad un rituale diabolico.
Completare gli stage permette a Croc di viaggiare nel mondo successivo e affrontare nuove sfide, fino all'ennesimo scontro finale con il Barone Dante che precede il ricongiungimento con la sua famiglia su un'isola lontana. I mondi da cui si dipanano i vari livelli sono piccole aree liberamente esplorabili che, almeno in un paio di occasioni, permettono di svolgere veloci incarichi secondari basati sull'esplorazione come ricostruire un pupazzo di neve o miscelare una soda allo zenzero, mentre i singoli stage si configurano come dei brevi corridoi nei quali non c'è alcuna possibilità di svariare o decidere il proprio percorso, un po' come accadeva nei primi capitoli della saga di Crash Bandicoot. In Croc però, a differenza degli iconici videogiochi dei Naughty Dog, le sezioni di platforming non sono molto stimolanti da giocare: troppo spesso la mappa si sv