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'Ci opprimono con la paura', i volti della protesta
La sinergia tra studenti e lavoratori è naturale, "perché siamo figli della stessa rabbia". A dirlo è Massimo Pedretti, dell'esecutivo nazionale Usb, tra i partecipanti al corteo per lo sciopero generale nella Capitale.
È sua la sintesi delle motivazioni che animano il corteo romano, che si concluderà pacificamente con la scelta di mettere le tende davanti al Colosseo. Nulla a che vedere con il secondo spezzone del corteo, proseguito fino a sera e con più di un attimo di tensione con le forze dell'ordine. "Gli studenti non vedono un futuro davanti a loro, vedono la precarietà delle vite dei loro genitori - analizza Pedretti -. Per questo si organizzano e stanno fianco a fianco con gli operai". In piazza, spiega, ci sono lavoratori di diverse categorie, dalla logistica alla scuola, dall'industria ai trasporti. E proprio tra questi ultimi, nonostante la precettazione, in molti hanno deciso di scioperare. "I divieti e le precettazioni hanno indignato ancora di più i lavoratori. Parecchi hanno deciso di disobbedire e sono qui con noi. Attendiamo le sanzioni, ma non ci fermiamo". Poi ci sono gli studenti. Un gruppo di ragazze romane racconta: "Ci opprimono con la paura per non farci esprimere quello che pensiamo. È vergognoso come il governo sta trattando gli immigrati e gli studenti. Servirebbe un tetto nelle scuole, altro che un tetto agli studenti".
Ammettono che anche i genitori erano preoccupati: "Avevano qualche dubbio a farci venire, perché protestare sembra diventato pericoloso. Ma condividiamo le ragioni della protesta e ci hanno lasciato partecipare". Altri genitori, invece, sono scesi in piazza con le figlie. "Preferisco stare qui con lei. Se vogliono portarla in questura senza motivo, devono prendere anche me". Al corteo anche Osvaldo Costantini, docente di Antropologia culturale alla Sapienza, partito dall'ateneo insieme agli studenti e un gruppo di colleghi. Il loro collettivo si chiama "La conoscenza non marcia". La richiesta è chiara: "L'università non sia messa al servizio delle logiche militari. Diciamo no a qualsiasi collaborazione tra industria militare e università". La protesta prosegue ai Fori Imperiali, dove i manifestanti decidono di piantare le tende. Resteranno fino a domenica per dare un segnale contro la crisi abitativa. "Siamo arrivati al capolinea, le condizioni sono insostenibili", spiega Luca Fagiano, del coordinamento Lotta per la casa. "C'è un dissenso profondo contro il governo Meloni. La legge di bilancio è un'elemosina rispetto ai bisogni della popolazione".
Il corteo scorre pacificamente e si conclude al Colosseo. Mentre a Milano sui cartelli compare anche il nome di Youssef Siher, il trentenne accusato di essere la mente del gruppo 17 ottobre e poi scarcerato. In solidarietà, un manifestante espone una delle frasi contestate a Siher: "Lo Stato ci piscia addosso e i media ci fanno credere che piove". Dai megafoni arrivano anche parole di sostegno: "È stato accusato in modo ingiusto".