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La rabbia nei porti: 'Non vogliamo lavorare per la guerra'
"Il tema 'armi' tiene insieme tutto'. Con questa frase il Collettivo portuali di Genova riassume il senso della manifestazione che si è tenuta nel capoluogo ligure per dire no alla guerra e al riarmo, alle spese militari e al carovita come diretta conseguenza. "Il governo sceglie di finanziare gli armamenti sottraendo risorse vitali a ospedali e istruzione - ha detto davanti ai 40 mila che si sono ritrovati in piazza De Ferrari José Nivoi, uno dei leader del Calp -. Quando si parla di riarmo i fondi ci sono sempre, mentre per ristrutturare gli edifici scolastici non c'è una lira. È una vergogna: si taglia sui servizi essenziali mentre l'inflazione, il caro benzina e l'aumento del costo della vita impediscono persino a chi percepisce duemila euro di arrivare a fine mese".
Oggi Genova ha fatto la storia. "Partendo da qui abbiamo coordinato il blocco di 118 porti in cinque continenti, dando vita al più grande sciopero internazionale marittimo della storia, legato a doppio filo allo sciopero generale" ha detto Nivoi ricordando lo sciopero della rete internazionale Ports in action composta da Cgt Ports and Docks (Francia), Enedep (Grecia), Lab (Paesi Baschi), Liman-İş (Turchia), Odt (Marocco), Usb e Orsa Porti (Italia) e la Water transport workers Federation of India (India). All'appello dei portuali di Genova di bloccare tutto hanno risposto più di 100 porti in contemporanea in tutto il mondo.
E la manifestazione parte proprio dal porto di Genova: dal blocco di varco Albertazzi, dal corteo nelle aree portuali, dal presidio degli studenti davanti alla stazione Principe che si congiunge con i 'camalli' e giù fino al cuore della città, a piazza De Ferrari. Nessun incidente, nessun tafferuglio, nessun problema con le forze dell'ordine. Solo il grido 'Blocchiamo tutto'. Genova chiama e tanti altri porti rispondono. A Livorno, con 15 mila persone, anche la relatrice speciale delle Nazioni Unite sui Territori palestinesi Francesca Albanese "felicissima che finalmente sia stato convocato uno sciopero grande, esteso a tanti porti del Mediterraneo contro il trasferimento delle armi a un Paese che sta commettendo un genocidio". A Massa Carrara "la grande adesione allo sciopero - dicono i portuali - ha bloccato le operazioni di carico e scarico". Anche a Ravenna lo scalo è stato bloccato. "La riuscita mobilitazione - commenta il segretario della Filt Cgil Davide Conti - ribadisce la contrarietà dei lavoratori e delle lavoratrici all'economia di guerra". E a Trieste il corteo di oltre 4.500 persone ha ribadito il proprio 'no' alle le risorse destinate al riarmo e alle spese militari. "Non ci fermiamo comunque qui - avvertono - questo è l' inizio di un autunno caldo, perché dobbiamo fare sentire la nostra voce per cambiare il Paese".