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Perché Bloodborne avrebbe disperatamente bisogno di un remake?
Se c’è un gioco di cui puntualmente si parla quando si citano i remake e su cui puntualmente si pongono le attenzioni degli utenti: Bloodborne, che anche all’alba del 2027 è tra i giochi più apprezzati della storia di FromSoftware. Ma perché si parla tanto di un remake di Bloodborne (che non è arrivato)?
Il problema principale è chiaramente legato al framerate: il gioco originale infatti gira a 30fps instabili, con cali che si manifestano soprattutto nei momenti più concitati in cui la precisione conta di più. E dal momento che stiamo parlando di un titolo che fa dell’aggressività e della schivata al millisecondo il suo punto di forza, spezzare il ritmo è un delitto oltre che una zavorra. Anche PS5 non risolve i problemi: senza una patch ufficiale, il gioco non è in grado di sfruttare la potenza bruta del titolo.
Proprio a proposito di PS5, c’è anche la questione dell’accessibilità: Bloodborne resta infatti un’esclusiva legata a una sola piattaforma, motivo per cui un remake potrebbe consentire di giocarlo anche su PC o su altre piattaforme. Basti pensare che un’intera generazione, che è cresciuta con Elden Ring e con la saga Dark Souls, non ha mai potuto giocare a Bloodborne e non ha vissuto l’esperienza della caccia nella città gotica di Yharnam. Una perdita enorme a livello culturale, oltre che commerciale.
Infine, c’è la componente della community: ancora oggi Bloodborne è nella memoria di coloro che l’hanno giocato, ed è un’opera che merita di essere giocata da chiunque. Confinarlo così è un delitto.
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